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L’ipocrisia occidentale sulla guerra in Libia

AUTORE:
Agostino del Vecchio
PUBBLICATO IL:
29 Ottobre 2011
Editoriali //

Un bomba JDAM usata nel conflitto libico. (Fonte immagine: L'Espresso.it)
Bari – “È stato proprio uno dei velivoli Predator (velivoli ricognitori senza pilota di ultima generazione che solo Italia e Stati Uniti hanno schierato ndr) a scoprire il convoglio di Gheddafi e permettere la cattura del dittatore. L’Aeronautica li ha usati contemporaneamente sulla Tripolitania e sull’Afghanistan, teleguidandoli da un bunker pugliese”.

Intervistato dal mensile L’Espresso il generale Leonardo Tricarico delinea il vero ruolo dell’Italia nella guerra in Libia. Un ruolo tutt’altro che secondario eppure relegato in penombra dalla Francia del Presidente Nicolas Sarkozy e dal colpevole (?) silenzio dello statunitense Barack Obama nel momento dei ringraziamenti al termine del conflitto. “Invece ci siamo accollati costi dieci volte superiori agli altri senza conquistare riconoscimenti politici e – continua il generale Tricarico – il Governo è riuscito a perdere la guerra nonostante i successi dei suoi militari”.

Secondo fonti vicine al Ministero della Difesa dalle nostre basi sarebbero partiti l’80 per cento degli aerei Tornado, AMX, Eurofighter, Harrier, Predator impegnati nel conflitto, 1500 gli obiettivi individuati, 500 i bersagli distrutti, 800 le bombe sganciate per un totale di circa 202 milioni euro stanziati. Nonostante questo, secondo Tricarico, “C’è la necessità di potenziare il numero di aerei senza pilota e, cosa che penso avverrà in un tempo ridotto, dotarli di missili. Così come il Parlamento deve chiedersi quale missione vuole affidare ai nostri stormi: la campagna di Libia giustifica investimenti in mezzi d’attacco come il super-caccia F35, progettato proprio per azioni del genere”.

In questi giorni, sotto la spinta dei governi occidentali, il Consiglio Nazionale di Transizione, i cosiddetti “ribelli” libici, ha dichiarato che gli assassini di Muammar Gheddafi saranno processati. L’immagine che più resta nella memoria è quella del ragazzino orgoglioso di mostrare la pistola d’oro strappata al dittatore libico dopo decenni di stragi perpetrate mentre altre superpotenze stringevano le mani e invitavano Gheddafi anche rendere omaggio alle vittime del terremoto dell’Abruzzo, durante nell’ultimo giorno di lavoro del G8, il 10 luglio 2009.

Nelle stesse foto erano presenti allora il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo Kanayo F. Nwanze, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, il presidente russo Dmitry Medvedev, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il segretario generale dell’ ONU Ban Ki-Moon, il premier spagnolo Josa Luis Rodriguez Zapatero, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente dell’Unione Africana Muammar Gheddafi.

Il 20 ottobre scorso i ribelli prendono Sirte e una colonna di auto fugge verso il deserto. Aerei francesi e inglesi individuano la presenza di Gheddafi e sparano una serie di missili aria-terra, carbonizzando in molti, compreso, si dice, anche il piccolo gruppo di amazzoni-guardie del corpo tanto care al Rais. Il Colonnello fugge via e si nasconde con qualche fedele in una condotta. Individuato dai ribelli esasperati da decenni di governo condite di centinaia di stragi, stupri e persecuzioni, in genere ignorate da media occidentali, il Colonnello è linciato da una folla inferocita. Dei corpi carbonizzati dagli aerei dell’Alleanza nessuno si preoccupa. In fondo, sembra quasi che la maggior colpa dei ribelli sia stata quella di aver diffuso le immagini della trucida morte del Rais su youtube.

a.delvecchio@statoquotidiano.it

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