Netta opposizione della CISL Puglia all’ipotesi di aumento dell’addizionale regionale IRPEF per coprire il disavanzo della sanità pugliese. Una posizione condivisa anche da Massimo Ciuffreda, che sostiene la linea del sindacato contro un ulteriore aggravio fiscale a carico dei cittadini.
Secondo la CISL, non possono essere ancora una volta lavoratori, lavoratrici e pensionati a pagare il prezzo di errori politici e gestionali accumulati negli anni. L’eventuale incremento della pressione fiscale, infatti, rischierebbe di avere ripercussioni dirette sulle famiglie pugliesi, senza però affrontare le problematiche strutturali che da tempo interessano il sistema sanitario regionale.
“La sanità pubblica va difesa e rilanciata – evidenzia la CISL Puglia – ma servono coraggio, trasparenza e responsabilità”, sottolinea il sindacato, ribadendo la necessità di intervenire in modo concreto su sprechi, inefficienze, carenze organizzative e modelli gestionali ritenuti non più sostenibili.
Tra le priorità indicate dalla CISL figurano investimenti mirati nel sistema sanitario, nuove assunzioni di personale, riduzione delle liste d’attesa e una governance più efficace, capace di dare risposte reali ai bisogni dei cittadini e migliorare la qualità dei servizi.
Il sindacato insiste inoltre su un principio ritenuto fondamentale: il lavoro non può continuare a rappresentare il “salvadanaio” a cui attingere nei momenti di difficoltà economica. Una posizione che punta a tutelare il potere d’acquisto di stipendi e pensioni, già messo a dura prova dall’aumento del costo della vita e dalle difficoltà economiche di molte famiglie pugliesi.
“I lavoratori meritano rispetto. I pugliesi meritano una sanità efficiente. Non nuove tasse”, conclude il messaggio rilanciato anche da Femca CISL Puglia e CISL Foggia, che chiedono soluzioni strutturali per il rilancio della sanità regionale senza ulteriori sacrifici economici per cittadini e pensionati.




L’ipotesi di aumentare l’addizionale IRPEF in Puglia solleva critiche più che giustificate.
È condivisibile la dura posizione della CISL: non si possono costringere lavoratori e pensionati a fare da “bancomat” per errori politici e gestionali accumulati negli anni.
La misura presenta gravi criticità politiche ed etiche:
• Trasparenza: Chi ha causato questo buco finanziario?
Prima di chiedere sacrifici, bisognerebbe chiarire se le strutture e i ruoli responsabili del dissesto saranno chiamati a risponderne.
• Iniquità: Con tassi di evasione IRPEF stimati al 50-60%, tassare solo i redditi certificati è ingiusto. La sanità è un servizio universale: non si può risanare il debito attingendo solo da chi paga le tasse per garantire prestazioni anche a chi le evade.
• Capacità di gestione: Prelevare soldi direttamente da buste paga o pensioni è la via più facile e immediata, ma è profondamente iniqua. Se davvero si vuole dimostrare capacità di gestione, si affrontino i nodi veri: lotta agli sprechi, responsabilità gestionali, evasione e burocrazia.
Da una giunta eletta da pochi mesi ci si aspettava discontinuità e soluzioni giuste. Sottrarre risorse a famiglie già colpite da caro vita e inflazione è invece devastante.
I soldi vanno trovati facendo pagare tutti: contrastando l’evasione, tagliando gli sprechi e, semmai, aumentando i ticket solo a chi non può documentare lo stato di bisogno tramite l’incrocio tra dichiarazione dei redditi e ISEE.
Bene la denuncia dei sindacati, ma oltre ai comunicati stampa quali azioni concrete intendono intraprendere?
E i singoli cittadini perché accettano passivamente l’ennesimo salasso senza avere in cambio servizi adeguati e liste d’attesa ridotte?
I pugliesi meritano una sanità efficiente, non nuove tasse.
Vigliacchi succhiasangue!😡