“Oltre alla diminuzione delle risorse, dovuta all´aumento degli Stati membri che beneficiano degli aiuti, che passano da 15 a 27, i nuovi criteri di distribuzione dei fondi penalizzano soprattutto il Mezzogiorno. In passato gli aiuti diretti erogati su base storica riuscivano a garantire dei livelli di sostentamento minimo ad alcune colture diffuse al Sud, come olivi e pomodoro. La riforma, invece, introduce un aiuto di base legato semplicemente alla estensione dei terreni. Ma coltivare due ettari di pascolo in Germania è cosa diversa da coltivare due ettari di olive in Puglia: la differenza, in un anno, è di 40 giornate lavorative e di differenti costi di produzione e manodopera. Elargire lo stesso contributo in base alla mera estensione dei terreni è un criterio che inevitabilmente rischia di massacrare le colture storiche che già si reggono solo grazie agli aiuti. Per questo richiederemo con forza l´introduzione di criteri oggettivi aggiuntivi, come la produzione lorda vendibile, il valore occupazionale e il potere d´acquisto”. “In Parlamento – conclude Silvestris – dovremo tutelare gli agricoltori veri, le aziende che producono e mettono sul mercato i prodotti del territorio e quelle che sono in difficoltà, con una migliore definizione di “agricoltore attivo” e introducendo strumenti di mercato, come assicurazioni o fondi emergenza, per i momenti critici. E´ quindi doveroso riuscire a modificare il testo iniziale della riforma della Pac per evitare una catastofe nella nostra agricoltura, altrimenti sarebbe l´inizio della fine”.
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