Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione delle istituzioni sulla condizione dei docenti di ruolo fuori sede, molti dei quali da oltre dieci anni lavorano lontano dalla Regione di origine, affrontando crescenti difficoltà personali ed economiche.
Secondo le segnalazioni raccolte, in particolare tra gli insegnanti della classe di concorso A046 (discipline giuridiche ed economiche), si registra una situazione di forte disagio legata alla lontananza dalle famiglie e alla richiesta di rientro nei territori di appartenenza. Una condizione che viene interpretata non solo come tema sindacale, ma come questione legata ai diritti fondamentali della persona, tra cui l’unità familiare e la dignità della vita quotidiana.
Il quadro, già complesso, sarebbe aggravato dall’attuale contesto economico internazionale, segnato da tensioni geopolitiche e dall’aumento dei costi energetici e dei beni essenziali. In base alle analisi del Codacons, l’incremento dei prezzi avrebbe un impatto significativo sui bilanci familiari, con ulteriori difficoltà per chi deve sostenere doppie spese abitative e di trasporto.
Al centro del dibattito c’è la mobilità dei docenti per l’anno scolastico 2026/2027, considerata decisiva per migliaia di insegnanti che attendono il trasferimento verso le proprie regioni. Il sistema, tuttavia, rischia di confermare le criticità già note, tra disponibilità limitate e vincoli che rendono complesso il ricongiungimento familiare.
Il CNDDU sottolinea la necessità di un intervento straordinario, chiedendo una revisione delle modalità di assegnazione dei posti disponibili. In questa direzione si inserisce l’appello rivolto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si adottino misure eccezionali nella prossima tornata di mobilità.
“Una misura necessaria dopo anni di sacrifici”, afferma il prof. Romano Pesavento, presidente del CNDDU, che propone di destinare il 100% dei posti disponibili per la mobilità ai docenti fuori sede, con priorità basata sull’anzianità di permanenza lontano dalla propria Regione e sulle esigenze familiari documentate.
Secondo il Coordinamento, una simile soluzione rappresenterebbe un intervento di riequilibrio e non un privilegio, capace di affrontare una condizione di precarietà sostanziale prolungata nel tempo, senza nuovi costi per lo Stato, ma attraverso la redistribuzione delle risorse già esistenti.
Il CNDDU evidenzia inoltre come strumenti come la mobilità compensativa possano contribuire a garantire equilibrio tra territori e continuità didattica.
La richiesta finale è quella di riconoscere il rientro dei docenti fuori sede non solo come risposta a un disagio sociale, ma anche come scelta funzionale al miglioramento della qualità del sistema scolastico e alla stabilità del personale docente.



