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Potenza, arrestati Sigillito e Bove. Comitato Foggia: “Vogliamo responsabili”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
12 Ottobre 2011
Regione-Territorio //

Inceneritore La fenice (pietrodommarco.it)
Potenza – Vincenzo Sigillito, ex direttore dell’Arpab (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata) e Bruno Bove (coordinatore Arpab prvincia di Potenza) sono stati appena arrestati. Si trovano ai domiciliari. Il gip di Potenza, Tiziana Petrocelli, su richiesta del pm Salvatore Colella, ha inoltre disposto il divieto, per due mesi, di ricoprire cariche direttive per l’attuale e l’ex procuratore responsabile dell’impianto, Mirco Maritano e Giovanni De Paoli.

Già alla fine di settembre erano circolate voci su avvisi di garanzia emessi sulla questione dell’inquinamento provocato dal termodistruttore La Fenice di San Nicola di Melfi. La società che gestisce l’impianto, la francese Edf, è indagata. Intanto, ieri sera, dagli schermi di Canale 5 la ministra Stefania Prestigiacomo ha promesso ricorso all’Istituto Nazionale della Sanità.

LE ACCUSE – Nel mirino degli inquirenti, quanto evidenziato tempo fa proprio da Stato. Ovvero, l’Arpab, pure essendo in possesso dei dati, ne evitava la diffusione. Non solo ai cittadini ed all’associazionismo, ma, cosa ancor più grave, agli stessi Enti del territorio. Il tutto, schermando, di fatto, le attività dell’inceneritore Edf. La Procura, anche se con notevole ritardo, ha inoltre ascritto agli imputati (avrebbe potuto farlo anni fa), il “pericoloso inquinamento” della falda acquifera sottostante l’inceneritore, alterata da metalli pesanti e componenti organiche.

COMITATO FOGGIA (CON PRC, LEGAMBIENTE, VAS, ACLI AMBIENTE-ANNI VERDI): “GIUSTIZIA VADA AVANTI” – E va bene, li hanno arrestati. Sigillito e Bove sono a casa, in custodia cautelare, arrestati come gli unici colpevoli di questo disastro ambientale chiamato Fenice. Non si può essere contenti. Non si gioisce mai di fronte ad un provvedimento d’arresto. Specie poi, se, ad esserne colpiti, sono coloro i quali, per anni, hanno avuto il compito di vigilare sulla nostra sicurezza, sulla salute. Insomma, siamo stati traditi, noi cittadini, non già da chi avvelena, ma da chi avrebbe dovuto, con noi e per noi, evitare che questo accadesse. E tutto questo lo sapevamo già. Lo sapevamo prima che lo dicessero i giornali nazionali, lo sapevamo già prima che uscissero le carte e che uno strano incendio desse fuoco ad una parte dell’impianto melfitano.
Anzi, non soltanto lo sapevamo. Ma lo dicevamo, accodandoci alle voci fortissime del Comitato Diritto alla salute di Lavello e all’associazione Ola che, insieme a quella di Maurizio Bolognetti, hanno urlato per fermare uno scandalo immane, grande così. Lo dicevamo partecipando alle manifestazioni organizzate a Lavello e a Cerignola, dove il gruppo Marcegaglia sta mettendo in atto una follia non dissimile da quella Edf. Lo dicevamo con il nostro impegno concreto, nel quotidiano, nelle mille domande rivolte a chi di dovere, nelle continue prese di posizione che ci hanno resi invisi anche a quelli che, un tempo, si proclamavano amici.
Ma c’è una cosa di cui diffidiamo: dei facili entusiasmi. Non è la prima volta che una Procura focalizza l’attenzione sull’inceneritore di Melfi. E, se già una volta (grazie anche a procuratori dai comportamenti strani), è stato silenziato tutto, il pericolo più grande è di trovarsi di fronte ad un nuovo caso di insabbiamento. I due arresti dei due dirigenti Arpa ci sembrano un contentino, un dare alla folla ciò che la folla vuole, per non andare più a fondo. Significa togliere il grasso dalla superficie mentre, all’interno, i batteri continuano ad operare, sgretolando la società civile con i denti di morte. Un dente si chiama arsenico, uno nichel, uno manganese, uno ferro, uno benzene… E se Bove e Sigillito hanno la grandissima responsabilità di aver appoggiato questo stato di cose, non possiamo fare a meno di chiederci chi, invece, queste cose le muove. E perché non cali su di loro la mannaia della giustizia con la stessa, durissima, mano con cui è caduta sui due Dirigenti regionali. Che, detto fino in fondo, sono semplicemente i capretti sacrificali dei bagordi pasquali dei mammasantissima della multinazionale francese.
Perché, ricordiamo a chi fa festa prematuramente, di fronte agli incendi, alle carte, alle rivelazioni, persino agli arresti, l’impianto mortifero continua ad operare, imperterrito, come niente fosse. Vanificando l’idea stessa di giustizia e sacrificandola, per l’ennesima volta all’altare dell’interesse.

DON MARCELLO COZZI, LIBERA: “ACCERTARE RESPONABILITA'” – “La magistratura ha tutti gli strumenti per andare fino in fondo e per scalare le gerarchie politiche e tecniche che hanno responsabilità a vario titolo, ma continuiamo a chiederci: quanta gente ancora in Basilicata deve rimetterci la vita prima che le istituzioni locali possano finalmente prendere coscienza che le denunce dei cittadini, in questi casi, vanno prese sul serio invece di essere tacciate di proclami allarmistici? Chiediamo di sapere quali sono gli affari che si nascondono dietro i silenzi lucani sull’avvelenamento dell’ambiente”. Lo afferma in un comunicato don Marcello Cozzi, responsabile di “Libera” Basilicata. “Il lavoro della magistratura – aggiunge – dovrà fare il suo corso ma in qualunque direzione andrà, è doveroso prendere coscienza che le persone che nel frattempo si sono ammalate o che ci hanno rimesso la vita, prima ancora di essere vittime di una malattia, vengano considerate vittime del malaffare”

RESTAINO, REGIONE BASILICATA: “SONO SERENO” – “Ho ricevuto questa mattina un invito a presentarmi al Pm in relazione ad un’inchiesta nella quale risulto essere indagato. Le ipotesi per le quali sono in corso accertamenti a mio carico riguardano la gestione operativa dell’Arpab, mentre non c’è alcun collegamento con le ipotesi di reato della vicenda Fenice. Segnatamente, si ipotizza un mio ruolo nel consigliare l’allora Direttore generale dell’Agenzia su come ottenere finanziamenti dalla Regione, nelle attività di reclutamento del personale presso la stessa Arpab e nella difesa dell’agenzia, attraverso un comunicato stampa diramato a seguito dell’audizione del Direttore generale presso la terza commissione consiliare. Nel dichiararmi assolutamente sereno anche per l’occasione di poter chiarire che mi viene offerta, esprimo piena fiducia in quanti stanno effettuando gli accertamenti per le vicende che mi riguardano e per le ipotesi più inquietanti a carico di altri, convinto che l’accertamento della verità sia un interesse superiore e comune a tutti”

LA DIFESA DI ARPAB: “ALTERAZIONI PER MESSA IN SICUREZZA” – Nel sito “Fenice” è in atto una attività di Messa In Sicurezza di Emergenza (MISE) tramite emungimento da pozzi barriera (22 pozzi serie 100). Lo rende noto in un comunicato l’Arpab (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente di Basilicata).
Nella valutazione dei dati relativi al monitoraggio delle acque sotterranee nell’area del termodistruttore – posegue la nota – non si può prescindere dal considerare i numerosi fattori che influenzano il risultato analitico stesso, quali ad esempio:
• i continui interventi di MISE influiscono modificando i flussi sotterranei; il crescente emungimento dai pozzi di MISE determina una scarsità di acqua all’interno dei pozzi P1-P9 previsti dal piano di monitoraggio con conseguente difficoltà di campionamento. Da ciò potrebbe scaturire la presenza di superamenti delle CSC dei parametri oggetto del monitoraggio nonchè la comparsa di nuovi occasionali superamenti (arsenico e 1,2,3-tricloropropano a maggio 2011, ferro e benzene a settembre 2011);
• particolare attenzione va posta nell’analisi critica dei dati che riguardano i composti volatili (tricloroetilene, tricloroetano, ecc…). Questi composti sono molto sensibili alle variazioni che subisce il sistema ad opera degli emungimenti e degli impianti pilota utilizzati per testare le tecnologie di bonifica. La variabilità della loro distribuzione nei vari punti ed i relativi valori di concentrazione non consentono di effettuare precise valutazioni;
• ovviamente solo a valle della bonifica del sito si potrà dare piena e chiara lettura dei dati provenienti dai pozzi di monitoraggio P1-P9 pubblicati sul sito istituzionale dell’Agenzia.
Tra le ulteriori considerazioni che possono essere fatte sulla complessa problematica del sito è bene evidenziare che:
1. i composti relativi al processo industriale sono monitorati;
2. tutti i superamenti delle CSC sono monitorati;
3. nuovi superamenti delle CSC si possono avere per concentrazione degli inquinanti in punti di richiamo come i pozzi;
4. nuovi superamenti delle CSC si possono avere per fenomeni di degradazione di alcuni contaminanti;
5. eventuali, improvvisi ed elevati valori potranno essere legati al particolare tipo di intervento di bonifica che si andrà a porre in essere.
Valutazioni attendibili vanno espresse paragonando ampi periodi di monitoraggio. Considerazioni aventi per riferimento periodi limitati o peggio raffronti mensili – conclude l’Arpab – sono fuorvianti e non rappresentano significativamente la reale situazione del sito contaminato.

MAZZEO: “CHIUDERE FENICE IN ATTESA DI RISCONTRI” – “In attesa di avere tutte le risposte inerente al problema inquinamento prodotto da Fenice, alla realizzazione del progetto di bonifica, che sarà solo presentato il prossimo 18 ottobre, e la messa in essere di veri e sicuri meccanismi di controllo su tutte le emissioni, è opportuno sospendere l’attività del termovalorizzatore, nel pieno rispetto delle leggi vigenti”. E’ quanto afferma il vicepresidente del Consiglio regionale, Enrico Mazzeo (Idv) in un intervento inviato oggi alla stampa locale. Mazzeo lamenta “troppe inadeguatezza degli organi tecnici, ma anche in primo luogo della politica che ha stentato e stente a controllare e prendere decisioni chiari ed efficaci. ‘L’esortazione’ del ministro dell’Ambiente ai responsabili, ai diversi livelli, per la chiusura di Edf Fenice, deve essere interpretata come una sconfitta per tutti noi, maggioranza ed opposizione. Il centro sinistra ha il dovere di arrivare a conclusioni univoche e condivise, evitando decisioni divergenti e contraddittorie, con le politiche declamate a livello nazionale”

1 commenti su "Potenza, arrestati Sigillito e Bove. Comitato Foggia: “Vogliamo responsabili”"

  1. Nn preokkupiamoci gente. Quello che è successo alla Fenice, nn può mai succedere cn l’inceneritore della marcegaglia perchè il sindaco e la giunta di Zapponeta hanno detto che vigileranno. Ma perchè, nn si incomincia a dire la verità alle persone, che quei mostri servono solo per far sparire tutto ciò che c’è di illegale? Perchè le amministrazioni nn si impegnano veramente a fare la raccolta differenziata e il riciclo? Perchè questi coccodrilli in giacca e cravatta cn l’aiuto della criminalità ci devono rovinare l’ambiente, la salute e la nostra vita? Gente, svegliamoci se nn vogliamo sentire fra 10 15 anni la campana che suona a lutto tutti i giorni. Qui nn si tratta di partiti perchè questi servono solo a ingannare la gente. Qui dobbiamo muoverci noi, da associazioni, da cittadini comuni, perchè questi PERBENISTI IN GIACCA E CRAVATTA, nn interessa nulla che noi ci ammaliamo e moriamo, quello che a loro interessa è il guadagno è basta. Il loro motto nn scordatelo: STIAMO LAVORANDO PER NOI.

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