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A maggioranza passa in aula la leggina salva “retrocessi”

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Ottobre 2011
Regione-Territorio //

Esterno Regione Puglia (immagine d'archivio)
Bari – IL destino dei dipendenti regionali retrocessi per effetto della sentenza della Corte Costituzionale del 2010 è legato all’articolo unico approvato a maggioranza dal Consiglio regionale (Sì dell’Udc e di Mep, astenuti Pdl, Fli e i Pugliesi, assente dall’aula il consigliere Damone de La Puglia prima di tutto), con il quale si attribuiscono le “mansioni superiori”, una sorta di congelamento di funzioni e retribuzioni.

Questo è quanto, altro non si è potuto fare, lo ha detto lo stesso presidente Vendola, che da giorni è al lavoro con un tavolo di esperti per dirimere questa matassa complicata. E non è servito il suo appello all’unanimità per dare maggiore forza ad una iniziativa legislativa che nasce debole, perché si scontra con l’inappellabile giudizio della Corte Costituzionale che per vocazione chiude la partita: “les jeux sont fait, rien ne va plus”. Ma questo paradigma per Vendola non può diventare una condanna definitiva per i dipendenti regionali che per anni hanno modulato la loro esistenza sulla base di mansioni specifiche e altrettanti corrispondenti stipendi. In questa questione tutta burocratico-amministrativa ci sono poi le storie individuali e delle famiglie, con gli impegni che molti hanno potuto intraprendere proprio per effetto di qualche soldo in più nella busta paga.
Il percorso della giornata dedicata all’approvazione di questa leggina è stato impegnativo. La resistenza dei sindacati di categoria e degli stessi dipendenti non è stata una materia facile. Resa ancor più complicata dall’innesto all’interno della questione “impellente”, di tante altre questioni che giacciono negli animi dei dipendenti dell’Ente regionale. Mille rivoli di malumori che per anni hanno covato sotto la cenere e che in questo momento rischiano di implodere e di trasformare tutta l’intera vicenda in una guerra fratricida senza esclusione di colpi.

Questo però non è il momento della mozione degli affetti, a riportare tutti alla realtà ci pensa Arcangelo Sannicandro (Sel). E a spiegare perché l’emendamento proposto dall’opposizione (bocciato dall’aula) non potesse avere nessun esito positivo. “Di fatto – ha detto Sannicandro – questa proposta dice espressamente che la sentenza della Corte Costituzionale non ha alcun valore, che possiamo continuare ad agire non tenendone conto”. Qual era la proposta? Si trattava di riconoscere l’inquadramento giuridico ed il trattamento economico con carattere di fissità e continuità. Come dire, appunto, per ora continuiamo così, poi come diceva Moretti “facciamoci del male”. Una procedura impraticabile non solo dal punto di vista della politica ma soprattutto da parte della dirigenza del personale e degli avvocati che hanno contribuito a dirimere questa materia.

L’appello all’unita de presidente Vendola non ha avuto esito positivo per la leggina, ma ha sortito il suo effetto per l’approvazione di un ordine del giorno. Sostanzialmente il Consiglio chiede aiuto al governo centrale per tutelare gli aspetti personali dei dipendenti ma anche il buon andamento della macchina amministrativa “che potrebbe essere seriamente compromessa dalla retrocessione del personale” – ha sottolineato il capogruppo dell’Pdl, Rocco Palese. Un’altra considerazione che viene tirata in ballo nell’iniziativa unanime del Consiglio è quella del tempo trascorso, infatti sono ormai più di dieci anni che questi dipendenti svolgono le funzioni contestate per cui esiste un consolidato e legittimo affidamento. Per ora la partita è chiusa …. domani è un altro giorno.

Consiglio regionale. L’intervento del presidente Vendola. “Quella che abbiamo portato in Consiglio è, a nostro giudizio, la norma che garantisce maggiormente la posizione dei dipendenti a rischio retrocessione”. Con queste parole il presidente della Giunta, Nichi Vendola, ha concluso il lungo ed articolato dibattito sulla norma “salva – retrocessioni”. “La legge che oggi sarà votata è il frutto di un lavoro tecnico rigoroso, per questo crediamo sia la strada giusta da esplorare”, ha continuato Vendola, riferendosi al duro lavoro che è stato fatto attraverso un tavolo permanente di approfondimento giuridico, formato da giuristi della Regione e del Ministero degli Affari regionali retto da Raffaele Fitto, con il quale, ha detto Vendola, l’interlocuzione è stata di leale collaborazione.
Perché – ha continuato il presidente – da subito quello che ci ha interessato è stato non solo il problema della paralisi dell’Ente, ma anche e soprattutto la questione dei diritti soggettivi dei lavoratori. “Non sono indifferente, ha commentato, a ciò che questa retrocessione comporta materialmente per i dipendenti in termini economici e previdenziali”. Ripercorrendo in breve la storia giuridica della retrocessione, Vendola ha sottolineato la necessità di spoliticizzare la questione, che altrimenti si appiattirebbe ad un ping pong mediatico, indifferente al reale dramma della pubblica amministrazione pugliese. La Regione, ha proseguito il presidente, ha invece lavorato duramente, ascoltando anche le richieste dei sindacati: “È attraverso il confronto con i sindacati, che hanno illustrato l’intero repertorio di angosce e di esigenze dei vari soggetti a rischio retrocessione, che è nato questa mattina il protocollo d’intesa, un documento che impegna la Regione ad attivare già da domani tutti quegli strumenti utili a preservare il ruolo e gli stipendi dei lavoratori, ascoltando tutte le voci in campo”.
La Corte Costituzionale, ha concluso Vendola, ha già detto il suo no. Ora è necessario intraprendere un’altra strada. Solo con il protocollo d’intesa e con la norma che oggi voteremo siamo certi di intraprendere la strada giuridicamente più sicura.

Norma sul personale retrocesso: il punto di Introna . Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna ha espresso soddisfazione per la norma che riconosce l’esercizio delle mansioni superiori ai dipendenti “retrocessi” per effetto della sentenza della Corte Costituzionale. “A conclusione di un’intensa giornata di confronto dell’Ufficio di Presidenza, del governo regionale e di tutte le compenti politiche dell’Assemblea con i livelli tecnici e coi sindacati, abbiamo conseguito un risultato che contempera l’esigenza di salvaguardare i profili di costituzionalità e la dignità di lavoratrici e lavoratori che rappresentano un patrimonio professionale e umano per l’Ente. Allo stesso tempo, cerchiamo di garantire il corretto funzionamento dell’Istituzione e di ridurre le ricadute negative sul profilo retributivo del personale interessato. La soddisfazione si estende al comportamento di tutti i consiglieri regionali, che nella diversità legittima delle valutazioni ed espressioni di voto hanno portato avanti in Aula un dibattito ordinato, composto e consapevole della sensibilità dell’argomento affrontato”.

Norma antiretrocessione, LPpV: sia posta la parola fine a questa annosa vicenda. “L’auspicio mio personale è che con questa proposta di legge sia posta la parola fine a questa annosa e penosa vicenda che sta scatenando ansie ed apprensioni negli animi dei funzionari regionali”. Lo ha dichiarato il consigliere Giovanni Brigante, Presidente della seconda Commissione nella relazione di intervento al testo normativo approvato in consiglio regionale che ha l’obiettivo di impedire la retrocessione dei dipendenti regionali per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale. “La norma – aggiunge Brigante- intende assicurare il corretto funzionamento dell’Istituzione regionale e non far ricadere sui dipendenti le conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale. Inoltre è previsto che il concorso per i dipendenti regionali retrocessi prevederà gli stessi requisiti richiesti per l’ammissione al vecchio concorso”.
“La norma – ha aggiunto Francesco Laddomada intervenendo al dibattito consiliare- è il risultato di un’intensa e proficua trattativa con il Ministro agli Affari regionali e il Ministro alla Funzione Pubblica, che dà risposte ai 630 dipendenti regionali interessati alla retrocessione professionale prevista dalla sentenza della Corte costituzionale e al mercato del lavoro in generale. Sarà poi una legge nazionale ad intervenire sulla fattispecie regionale a conforto della quale esistono sentenze della giurisprudenza nazionale ed europea”. “Siamo in una situazione di emergenza – ha aggiunto intervenendo in aula il consigliere Anna Nuzziello– non abbiamo molto tempo, e credo che il risultato da conseguire sia l’approvazione del testo all’unanimità; sarebbe una grande prova di coesione politica rispetto ad un tema che non ha colore politico, quale è la tutela e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori”.


L’allegato.
L’allegato

Retrocessioni. L’inchiesta di ‘Stato’. L’inchiesta di Stato (a cura di Piero Ferrante)


Redazione Stato@riproduzione riservata

1 commenti su "A maggioranza passa in aula la leggina salva “retrocessi”"

  1. Consiglio regionale: gli interventi

    Francesco Damone, capogruppo de La Puglia prima di tutto. “Ci accingiamo a varare una norma che ha evidenti limiti di costituzionalità”, e per di più “le richieste risarcitorie fatte al giudice del lavoro, se andassero a buon fine, porterebbero la Regione Puglia al fallimento”. Pertanto Damone ha proposto un emendamento al testo della norma all’ordine del giorno (successivamente respinto a maggioranza) che prevede la ri-approvazione dell’art . 19 comma 2 della legge regionale 14/2011 (già dichiarato incostituzionale dalla Suprema Corte) secondo cui “a tutto il personale regionale in servizio sono riconosciuti l’inquadramento giuridico e il trattamento economico avente il carattere della fissità e della continuità in godimento alla data del 31/12/2010”.

    Giammarco Surico (FLI) ha sottolineato come la posta in ballo sia importante, facendo presente che i governi regionali che si sono succeduti negli ultimi anni, guidati da Fitto prima e da Vendola poi, hanno fatto il massimo per garantire i lavoratori e per uscire da quest’empasse giuridico. Ma sarà il Parlamento nazionale a poter e dover mettere la parola fine su questa vicenda perché “altri interventi non potranno che essere monchi ed elusivi”.

    Francesco Laddomada (La Puglia per Vendola) ha ricostruito l’iter della proposta di legge in discussione, nata dalla fruttuosa collaborazione tra la Regione, da una parte, e Ministero dell’Economia e delle Finanze, ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, dall’altra. Laddomada ha poi concluso ricordando che la norma in discussione intende tutelare la funzione e la retribuzione dei dipendenti, ma che sarà in ogni caso il Parlamento nazionale a dover risolvere la questione sul piano giuridico.

    Il capogruppo Sel Michele Losappio ha esplicitato lo spirito della norma che intende “dare un contributo per garantire i diritti acquisiti dei dipendenti e al contempo la continuità dell’attività amministrativa regionale”. Ha poi riconosciuto che su tali obiettivi, al di là delle divergenti posizioni in aula, non vi sono divisioni tra i 70 consiglieri regionali. È chiaro che la proposta di legge presentata è “l’unica ipotesi legislativa praticabile dal Consiglio atteso che non basta la potestà legislativa della Regione, ma serve quella del Parlamento per avere una risoluzione definitiva della questione”.

    Il capogruppo Pd Antonio Decaro, nel condividere la drammaticità della situazione tanto per i dipendenti quanto per l’Ente, ha affermato che la norma presentata è l’unica possibilità per mantenere il trattamento dei lavoratori in attesa della norma nazionale. “È paradossale – ha concluso Decaro -, ma in una Regione che ha dichiarato guerra alla precarietà nel lavoro rischia di diventare precario proprio il lavoro dei dipendenti regionali”.

    Il consigliere Idv Aurelio Gianfreda ha condiviso l’intervento di Decaro e ha ribadito che “non c’è soluzione differente da quella che la maggioranza prospetta” e pertanto “noi la votiamo convintamente”.

    Rocco Palese, capogruppo Pdl, si è detto consapevole che “oggi è una delle giornate più drammatiche per il Consiglio, visto non solo il grande disagio dei dipendenti ma viste anche le conseguenze sull’attività regionale”. Sono a rischio, infatti, istruttorie, mandati di pagamento e tutte quelle attività amministrative che necessitano la firma di funzionari regionali per avere validità giuridica. D’altra parte anche recenti sentenze della Corte costituzionale hanno ribadito l’illegittimità di qualsiasi atto regionale che preveda l’avanzamento in grado di suoi dipendenti senza concorso. “Ad ogni modo, ha concluso, noi ci asterremo su questa norma perché su di essa non c’è stato il diretto coinvolgimento dei dipendenti”.

    Il consigliere Pdl Massimo Cassano ha manifestato tutta la sua contrarietà alla proposta della maggioranza: “la norma discussa in consiglio non solo non convince, ma può apparire controproducente rispetto alle legittime aspettative del personale”. E ha aggiunto che essa “mostra reali aspetti di incostituzionalità e ben presto potrebbe essere bocciata e rinviata al mittente”.

    A seguire l’intervento del capogruppo Udc Salvatore Negro: “approviamo l’emendamento perché siamo convinti che l’unico modo per guadagnare tempo è approvare la norma”, ma “siamo disposti a tornare in aula in qualsiasi momento per approntare modifiche e miglioramenti”. Si è appellato infine ai colleghi del Pdl perché votino la legge all’unanimità.

    Lucio Tarquinio (PdL) ha invitato a non fare polemica politica e a non innescare una guerra tra poveri, poiché “il Consiglio è unito nel tutelare i diritti che i lavoratori hanno acquisito con il concorso di 12 anni fa”.

    Arcangelo Sannicandro (SEL) ha invitato, invece, a “non fare a gara a chi è più preoccupato per la salute dei dipendenti” e ha ricordato, come nonostante il potere della Regione sia nullo sulla questione, “stiamo facendo una legge per i lavoratori per garantire mansioni e situazione economica, che è l’unica cosa che possiamo garantire”.

    Giovanni Alfarano (PdL) si è detto contrario all’approvazione della norma in discussione e si è chiesto: “Perché approvare un provvedimento già defunto costituzionalmente?”. E ha aggiunto: “Questa legge tampone non risolverà nulla”.

    Giuseppe Lonigro, consigliere Sel, ha chiuso il dibattito ricordando che “siamo chiamati a prendere atto di due sentenze della Corte costituzionale e della legge di stabilizzazione n. 111 del 2011, e il Consiglio regionale non può fare altro”.

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Voi non saprete mai fino a qual punto la mia anima è vostra. Gabriele D’Annunzio

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