FOGGIA – Un intervento duro, diretto e fortemente critico nei confronti della gestione ATAF e dell’intero sistema delle partecipate foggiane. È quello pronunciato da un cittadino durante il dibattito sul riaffidamento del servizio pubblico locale, con parole che riaccendono il confronto sul futuro del trasporto urbano in città.
Secondo il cittadino, il problema non riguarderebbe soltanto autobus, corse o fermate, ma un modello gestionale che negli anni avrebbe consolidato rapporti troppo stretti tra politica, sindacati e struttura aziendale.
“Il trasporto pubblico appartiene ai cittadini – sostiene – non ai partiti, non ai sindacati e nemmeno agli equilibri interni di potere”. Nel suo intervento emerge una critica precisa verso quello che definisce un sistema “chiuso”, nel quale – a suo dire – sarebbe difficile distinguere ruoli, responsabilità e interessi.
Uno dei passaggi più forti riguarda infatti la presenza, all’interno della struttura aziendale, di figure provenienti dal mondo sindacale o comunque considerate vicine alle organizzazioni dei lavoratori. “Come si può avere fiducia nell’imparzialità della gestione – afferma – quando chi fino al giorno prima rappresentava i lavoratori si ritrova poi a controllare gli stessi lavoratori dall’altra parte della barricata?”.
Parole che riflettono un malessere più ampio e che si inseriscono nel dibattito cittadino sulla qualità dei servizi pubblici e sul ruolo delle società partecipate. Il cittadino non punta il dito contro i singoli dipendenti, anzi riconosce apertamente il lavoro svolto quotidianamente da molti operatori ATAF: “Ci sono lavoratori che fanno anche più di quanto dovrebbero, per umanità e senso del dovere”.
Tuttavia, secondo quanto sostenuto nell’intervento, il problema sarebbe strutturale e culturale, radicato in un sistema che negli anni avrebbe favorito logiche interne più che una vera modernizzazione del servizio. Nel mirino finiscono anche le condizioni del trasporto urbano cittadino: fermate considerate inadeguate; Frequenze giudicate insufficienti; disservizi continui; evasione tariffaria; scarso coinvolgimento reale dei cittadini nelle scelte strategiche.
Critiche anche verso la politica locale, accusata di non aver mai esercitato fino in fondo quel controllo sulle partecipate previsto dalla normativa nazionale.
Secondo il cittadino, il punto centrale resta uno: “Se si continua con gli stessi meccanismi e gli stessi equilibri, difficilmente il servizio potrà migliorare”. Da qui l’appello a una svolta profonda nella gestione dell’azienda:
“Una squadra non cambia risultato mantenendo sempre gli stessi schemi. Per migliorare davvero bisogna avere il coraggio di cambiare”. L’intervento si chiude con un richiamo al ruolo della cittadinanza e alla necessità di riportare il trasporto pubblico al centro del dibattito pubblico, non come terreno di scontro politico, ma come diritto essenziale per la comunità foggiana.



