Buone prospettive per il comparto del grano duro in Italia, con una produzione nazionale che nel 2026 dovrebbe attestarsi intorno ai 3,8 milioni di tonnellate, segnando un incremento del 5% rispetto alla scorsa annata, quando erano state registrate circa 3,6 milioni di tonnellate. È quanto emerso nel corso dei Durum Days, appuntamento internazionale dedicato alla filiera grano-pasta che si è svolto a Foggia.
Le condizioni climatiche favorevoli nei principali areali produttivi hanno sostenuto lo sviluppo delle colture, mentre il superamento del deficit idrico in Puglia e Basilicata, che aveva penalizzato le produzioni negli ultimi due anni, rappresenta un elemento positivo anche in prospettiva futura.
Non mancano però le criticità. Restano infatti alcune fragilità legate alla riduzione degli investimenti agronomici per l’aumento dei costi, alla diffusione di fitopatie nel Mezzogiorno e alle incertezze sulla qualità del raccolto, in particolare sul fronte del contenuto proteico.




Durante l’incontro, che ha riunito i principali protagonisti della filiera cerealicola, si è discusso anche del ruolo strategico del comparto per il territorio pugliese. “Per la Puglia il comparto cerealicolo rappresenta un asset strategico non solo dal punto di vista economico ma anche occupazionale e identitario. Oggi più che mai serve rafforzare gli strumenti di aggregazione e costruire relazioni di filiera capaci di garantire stabilità e maggiore redditività ai produttori”, ha dichiarato Filomena Sacco.
Sul tema è intervenuto anche l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, annunciando un investimento regionale da 40 milioni di euro per i contratti di filiera, ritenuti fondamentali per rafforzare la competitività delle imprese agricole e dare maggiore stabilità al settore. L’assessore ha inoltre sottolineato come, dopo la sospensione delle Borse Merci, ci si aspettasse “qualcosa di diverso” dalla CUN, in una fase ancora complessa per il mercato cerealicolo.
Anche il sistema cooperativo guarda con attenzione all’evoluzione del comparto. “Il sistema cooperativo è pronto a fare la propria parte per consolidare una filiera del grano duro sempre più organizzata, competitiva e capace di valorizzare il prodotto italiano sui mercati internazionali”, ha affermato Raffaele Drei, evidenziando la necessità di rafforzare il dialogo tra produttori, trasformatori e istituzioni.
Un ruolo centrale sarà giocato anche dall’innovazione. Il Crea ha illustrato gli sviluppi delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), strumenti di editing genomico che stanno consentendo di ottenere varietà di grano duro più resistenti alle malattie fungine come ruggini e oidio. Alcune linee sperimentali sviluppate a Foggia sono già pronte per essere testate in campo.
Sul fronte internazionale, lo scenario delineato dalla società di ricerca Areté mostra una crescita produttiva nei principali Paesi esportatori, con aumenti significativi in Canada, Stati Uniti, Nord Africa e Unione Europea. La conseguenza è un surplus globale di produzione, che dovrebbe contribuire a mantenere stabile il mercato, pur in un contesto influenzato dall’instabilità geopolitica e dalle tensioni sui flussi commerciali.


