Nel 1943 Zapponeta non era soltanto un piccolo centro costiero del Gargano, ma un snodo strategico della linea difensiva tedesca in Puglia, al centro di una rete militare complessa che coinvolgeva contraerea, reparti paracadutisti e milizie fasciste italiane.
Secondo una ricostruzione basata su documenti d’archivio, sul territorio operavano anche le Camicie Nere della MVSN, in particolare la 3ª Compagnia al comando del Centurione Pecchia, con presenze coordinate lungo la fascia costiera tra Zapponeta, Margherita di Savoia e Manfredonia. Resta aperto l’interrogativo su quale atteggiamento abbiano assunto questi reparti dopo l’8 settembre 1943: resistenza o collaborazione con le forze tedesche.
Un elemento di confronto viene dal caso di Barletta, dove unità costiere italiane avrebbero mostrato atteggiamenti ambigui durante i bombardamenti tedeschi, alimentando il sospetto di una possibile collaborazione locale anche in altri settori del fronte adriatico.
Sul piano militare, Zapponeta risultava fortemente presidiata anche dalle forze tedesche, con la presenza della batteria contraerea “Flak Stellung B1” denominata HUND, una postazione di artiglieria con funzione difensiva contro i raid alleati e di protezione della seconda linea tedesca tra costa e retrovia. In fase di ritirata, secondo diverse fonti, la Wehrmacht avrebbe ordinato la distruzione delle infrastrutture militari e civili lungo l’asse stradale tra Barletta e Manfredonia, per rallentare l’avanzata nemica.
In questo contesto si inserisce anche la presenza dei paracadutisti tedeschi del II Battaglione della 1ª Divisione, noti come “Diavoli Verdi”, attivi tra Zapponeta e Manfredonia. L’area del campo di volo di Zapponeta sarebbe stata utilizzata come base logistica e addestrativa, prima delle operazioni successive che portarono ai movimenti verso Monterotondo nel settembre 1943.
Resta aperta anche la ricostruzione delle responsabilità nelle operazioni successive, tra cui i fatti di Barletta del 12 settembre 1943, attribuiti in alcune ricostruzioni ai reparti paracadutisti tedeschi guidati da Walter Gericke o da unità del comando Gröschke, in un quadro ancora oggetto di dibattito storiografico.
Un documento della Regia Questura di Foggia datato 14 dicembre 1943 riportava richieste del comando alleato sulla presenza di incursioni aeree nella zona di Zapponeta, segnalando comunque la limitata incidenza di bombardamenti diretti sul centro abitato e confermando invece l’interesse strategico del campo di aviazione.
Un successivo riscontro del Commissariato di Manfredonia del 15 dicembre 1943 confermava l’assenza di un bombardamento diretto su Zapponeta, pur indicando attacchi all’area del campo di volo e la presenza di un solo decesso civile legato a circostanze accidentali.
Parallelamente, la stampa internazionale dell’epoca riportava notizie sull’avanzata delle forze alleate lungo il fronte adriatico, citando anche Zapponeta come punto di riferimento geografico nelle operazioni militari che portarono alla liberazione di Manfredonia.
La ricostruzione complessiva evidenzia come Zapponeta fosse inserita in un sistema difensivo articolato e fortemente militarizzato, dove si intrecciavano interessi strategici tedeschi, presenza italiana e dinamiche di guerra ancora oggi oggetto di studio e approfondimento storico.
Lo riporta su Facebook, Vincenzo Vania.



