L’esempio fornito dalle vittime e la rinnovata fiducia nelle istituzioni ha fatto si che altri imprenditori, operanti nel settore del turismo, si ribellassero alle angherie poste in essere per lungo tempo nei loro confronti da parte del NOTARANGELO e dei suoi ulteriori tre adepti. Questi ultimi, consapevoli del loro spessore delinquenziale e della associata fama negativa che connotava il loro ambito di appartenenza criminale, dapprima preannunciavano alla vittima di potergli offrire protezione sotto forma di guardiania, manifestandogli l’indispensabilità della loro presenza per avere garantita la sicurezza nella struttura turistica, successivamente, intuendo che l’imprenditore non era intenzionato a fronteggiare tale iniziativa con dazioni economiche in loro favore, iniziavano gli atti intimidatori nei confronti della struttura e di tutta la proprietà, In tal modo la vittima, avendo inteso chiaramente che i soggetti esercitavano un grosso potere di controllo sulle attività commerciali viestane, essendo quindi in grado di compromettere seriamente le loro imprese, si vedevano costretti a versare nelle mani degli aguzzini dai 1.000,00 ai 1.200,00 euro mensili.
Le indagini poste in essere dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari hanno permesso di infliggere, a distanza di pochi mesi dall’esecuzione delle sette ordinanze di custodia cautelare dell’operazione Medioevo in aprile 2011 – le due di Sloat Machine nel novembre 2011 – il sequestro preventivo della villa bunker – operazione Camelot nei primi giorni del mese di luglio 2012, un altro duro colpo al clan viestano, che vede i suoi vertici nuovamente ristretti in carcere con la pesante accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le investigazioni hanno consentito di collazionare ed acquisire innumerevoli prove documentali inerenti le somme di denaro utilizzate per il pagamento del pizzo, riscontrando il perfetto collimare delle cifre pagate, con i periodi nei quali gli imprenditori subivano le vessazioni scaturite dai continui ed innumerevoli danneggiamenti. Elementi probanti che, per la tipicità dei reati contestati, normalmente risultano difficili da acquisire.
“La presenza nel comune di Vieste di imprenditori riuniti in un’associazione Antiracket e la pronta risposta della Magistratura e delle Forze dell’Ordine alle incessanti richieste di giustizia da parte delle vittime, apre nuovi orizzonti di legalità per la comunità viestana, ormai stanca di sopportare soprusi, prepotenze e richieste estorsive”, dicono gli inquirenti.
Associazione Antiracket di Vieste. L’Associazione Antiracket Vieste e la Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane si congratulano sentitamente con la magistratura, gli uomini della locale Tenenza dei Carabinieri di Vieste, gli uomini della Compagnia dei Carabinieri di Vico del Gargano e l’intera Arma dei Carabinieri per la brillante operazione denominata “I tre Moschettieri” a seguito della quale sono state emesse quattro ordinanze di custodia cautelare eseguite nella giornata di ieri.
Inoltre si complimentano vivamente con quegli imprenditori viestani che, ancora una volta sul nostro territorio, hanno deciso di sporgere regolare denuncia”.
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L’Associazione Antiracket Vieste e la Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane si congratulano sentitamente con la magistratura, gli uomini della locale Tenenza dei Carabinieri di Vieste, gli uomini della Compagnia dei Carabinieri di Vico del Gargano e l’intera Arma dei Carabinieri per la brillante operazione denominata “I tre Moschettieri” a seguito della quale sono state emesse quattro ordinanze di custodia cautelare eseguite nella giornata di ieri.
Inoltre si complimentano vivamente con quegli imprenditori viestani che, ancora una volta sul nostro territorio, hanno deciso di sporgere regolare denuncia.
Associazione Antiracket Vieste.
Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane