La nostra città con una storia ricca, fatta di tradizioni e legami profondi, ma come ogni comunità che cresce e si evolve, anche qui si annidano ombre oscure che minano la coesione sociale. Non parliamo di grandi problemi economici o sociali, ma di un fenomeno più subdolo e velenoso: gli *haters*, coloro che denigrano, insultano e ingiuriano su internet. Questi personaggi, che si nascondono dietro la sicurezza di uno schermo, rappresentano il lato peggiore della comunicazione moderna, fatta di frustrazioni personali riversate sugli altri.
Gli haters, come in molti altri luoghi, non sono altro che individui insoddisfatti, che trovano nel web l’unico spazio in cui possono esercitare un potere che nella realtà non possiedono. Sono persone che nella vita reale non hanno voce, che non riescono a imporsi né con le loro azioni né con il loro carisma, perché spesso ne sono del tutto privi. Sono subdoli, agiscono nell’ombra, pronti a criticare e denigrare chiunque abbia il coraggio di fare qualcosa di buono o di diverso.
Guardiamoli da vicino, questi haters: immaginateveli, spesso brutti e trasandati, con l’aspetto di chi non sa prendersi cura di sé. Magari li incontri per strada e li riconosci subito: volti grigi, con lo sguardo spento, nascosti dietro abiti anonimi, senza un briciolo di entusiasmo per la vita. Non c’è bisogno di conoscerli da vicino per capire che sono persone che non hanno mai costruito nulla di significativo. Forse sono quelle stesse persone che si vedono in giro, annoiate, a trascinarsi da un angolo all’altro della città senza una vera meta, ma capaci di trasformarsi in leoni da tastiera una volta tornati a casa.
Dietro quegli insulti, quelle critiche ingiustificate, c’è il vuoto. Un vuoto che loro stessi conoscono bene ma che non riescono ad affrontare. Non avendo niente di bello da condividere, decidono di affondare gli artigli contro chi, al contrario, crea, innova, s’impegna. Che siano le attività locali, i commercianti o semplicemente i cittadini che fanno del proprio meglio per migliorare Manfredonia, gli haters non possono fare altro che lanciare insulti, illudendosi che ciò li renda più forti.
Nella nostra città, si vedono attacchi gratuiti a chiunque tenti di fare qualcosa di positivo. Un nuovo locale apre una nuova attività? Gli haters sono pronti a demolirlo con commenti pungenti e ingiuriosi, criticando il servizio o il prodotto senza nemmeno averli provati. Un imprenditore locale si dà da fare per promuovere un’iniziativa? Ecco che gli haters si scatenano, denigrando senza motivo, quasi fosse una colpa l’aver tentato di fare qualcosa di buono. E così, con una tastiera alla mano, cercano di far sentire la propria voce in una realtà in cui, nella vita vera, non contano nulla.
Spesso, oltre alla cattiveria, emerge anche un’altra caratteristica: la frustrazione. Gli haters sono, in sostanza, degli sfigati. Sono persone che non hanno mai ottenuto nulla di significativo e che, piuttosto che lavorare per migliorarsi, preferiscono affondare nel pantano della mediocrità. Criticare gli altri diventa il loro unico modo per sentirsi meglio. Non sono capaci di costruire, di crescere, di fare passi avanti nella loro esistenza, e quindi scelgono la strada più facile: distruggere il lavoro altrui. Eppure, dietro quegli insulti c’è solo una profonda insoddisfazione personale, un’amarezza che traspare in ogni parola scritta.
Un altro tratto distintivo degli haters è la loro subdola ipocrisia. Molti di loro, infatti, si nascondono dietro profili falsi o anonimi. Non hanno il coraggio di esporsi pubblicamente, perché sanno che nel mondo reale sarebbero giudicati per ciò che sono veramente: persone piccole, senza spina dorsale. Usano internet come scudo, come rifugio per nascondere le loro debolezze e i loro fallimenti, incapaci di affrontare a viso aperto coloro che criticano.
Ma la realtà è che, dietro quella tastiera, gli haters sono persone isolate, spesso prive di amici o di relazioni significative. Non hanno una vita sociale soddisfacente e cercano nel virtuale una rivincita che nella vita reale non possono ottenere. Attaccano chi è visibile, chi ha il coraggio di mettersi in gioco, chi crea un’attività o si rende utile alla comunità. Sono coloro che, troppo impegnati a criticare, non riescono nemmeno a comprendere il valore dell’impegno e del sacrificio che stanno dietro ogni progetto.
In una città, dove il senso di comunità dovrebbe essere forte, questi haters rappresentano un problema che va ben oltre il semplice insulto online. Sono il simbolo di una negatività che blocca il progresso, che impedisce di creare un ambiente sereno e costruttivo. Il loro odio non è altro che un riflesso della loro incapacità di migliorare se stessi, e il loro veleno si diffonde senza motivo, cercando di intaccare chi, al contrario, si impegna ogni giorno per fare qualcosa di buono.
In conclusione, gli haters sono individui sfortunati, incapaci di cogliere la bellezza del costruire qualcosa di proprio. Non è difficile riconoscerli: volti anonimi, vite piatte, cattiveria gratuita. Se davvero vogliamo far crescere il nostro Paese, dobbiamo essere consapevoli che queste figure non rappresentano altro che un ostacolo. Un ostacolo che, con impegno e dedizione, può essere superato da chi crede nel valore del lavoro e della collaborazione. Lasciamoli nel loro angolo di mediocrità e continuiamo a costruire qualcosa di cui essere orgogliosi, perché il successo è il miglior antidoto contro l’invidia e l’odio di questi individui.
Noi rispondiamo e proponiamo come degno rappresentante il sig.Franco Rinaldi, che con i suoi articoli e servizi fotografi sintetizza la nostra attività di cittadini che osservano e scrivono per rappresentare le deficenze amministrative e di quanti svolgono la loro “attività” per il bene pubblico nel vero senso della parola e non a chiacchiere o per iscritto come difensore di cause perse….
Furmato: cittadino, che come tale conteaddice chi definisce haters un convinto sostenitore di tutta quella brava gente, “cittadini”, che non hanno voce e modo di dire ciò che pensano.
Condivido l’articolo della redazione sul fenomeno “haters”. E’ vero: dietro gli insulti di questi personaggi – molti si nascondono dietro profili falsi e anonimi – c’è solo una profonda frustrazione personale, che traspare in ogni parola scritta”.
Un’altro segno distintivo degli haters, più che la loro subdola ipocrisia. è la vigliaccheria! Infatti, come ben detto dalla redazione, non hanno il coraggio di esporsi pubblicamente perché sono veramente persone piccole, senza spina dorsale. E più sono piccole… e più sono frustrate!
Colgo l’occasione di suggerire a codesta testata di bloccare i post, in attesa di moderazione, di queste persone che passano molto del loro tempo a denigrare, insultare e ingiuriare su internet.
Non solo la qualità dei commenti ne gioverebbe senz’altro ma, anche, “l’immagine” della testata!
X Raffaele Vairo, la cosa importante non è sapere chi le dice, scrive le critiche che vengono giustamente pubblicate e alle quali no vengono dati riscontri se non sporaducamente, da ultimo la denuncia di scalini rotti alle scalinate della Chiesa Croce, che finalmente sono stati sostituiti dopo anni ed anni di segnalazioni, della presenza di immondizia on luoghi immortalati in un servizio fotografico da F. Rinaldi, e più in generale di tante opere pubbliche iniziate e non terminate… ecc..ecc..
Egr. VAIRA, ci rendiamo conto di ciò che ci circonda anche a livello politico/amministrativo che come sa bene è composto da soggetti pensanti… e spesso pensano ed agiscono male andando contro i principi della rappresentanza e quella funzionalità intesa a perseguire quell’interesse pubblico che è disciplinato perfino dalla Carta Costituzionale, a cui tutti debbono sottostare in particolare chi è preposto all’attuazione di quei principi in essa scolpiti e attuati con leggi a cui tutti sono tenuti ad osservarli.
Dietro l’azione di una pubblica amministrazione ci sono “funzionari”, se questa non funziona la colpa fi chi è ? NON certo di chi si sfoga anonimamente descrivendo e dimostrando/esponendo cose che non vanno o peggio fatte male. Quando una Pubblica Amministrazione non funziona chi ci rimette e sempre il cittadino, ricordando una vibrazione di un grande Presidente della Repubblica PERTINI: “Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciatovia anche con mazze e pietre”.
Non sono d’accordo per quello che dici, ma mi farei uccidere affinché tu lo possa dire”…
Questo dev’essere lo spirito che deve perseguire la testata giornalistica e non un divieto come suggerito da Vairo, mi sono molto meravigliato di quanto scritto.
Parecchi personaggi molto noti ricorrono agli pseudonimi…
X Cittadino
Gentile Signore, credo che lei abbia frainteso il mio pensiero e le mie parole. Non è assolutamente in discussione il diritto di critica, di esprimere opinioni nettamente contrarie a quelle espresse da altri sui i più diversi argomenti, nonchè di denunciare le cose… che non vanno, ci mancherebbe.
E non discuto nemmeno il diritto di utiizzare pseudonimi e/o nickname in un ambito di discussione sulla rete.
Quello che non è accettabile, lo ripeto, è utilizzare pseudonimi e profili falsi sui social media, non già per esprimere legittimamente giudizi critici su persone, istituzioni e opinioni contrarie su determionati fatti e argomenti, ma “nascondersi” dietro profili falsi e anonimi per insultare, denigrare, calunniare e incitare all’odio verso qualcuno o qualcosa, punto.
La ringrazio per l’opportunità che mi ha dato di chiarire il mio pensiero.
Cordialità
Accetto ma non condivido, il suo pensiero non ha chiarito quanto scritto in quanto a generalizzato, parlando in italiano dei “leoni da tastiera”, di cui fieramente ne faccio parte, in quanto fin quando avrò gli occhi per vedere e la mente/bocca/mani per criticare le cose che non vanno e/o meglio fatte male addirittura sarò sempre presente con uno pseudonimo in seno alla testata di Stato Quotidiano, che la ritengo una fellebpichissime finestre aperte su questo paesane e chevtienebin vita dla “vox populi”…
Già definire con tutti quelli aggettivi dispreggiativi persone che non si conoscono al contraria di altri noti sulla scena pubblica, che guarda caso anche loro, dietro pseudonimi, si alberano per le critiche rivolte gli per la funzione/operato pubblicistica/o che svolgono. Dopo l’uscita di scena non si vedono e non si criticano più, solo perché non fanno più scena pubblica.
Pertanto, rimando al mittente chi ha scritto l’articolo pubblicato e a tutti (solo lei al momento) che gentilmente è stato da me definito avvocato delle “cause perse” e nient’altro.
cittadino con la “c” minuscola in quanto esiste un’altra che non sono io con la “c” maiuscola.
X il cittadino
Lei ha pienamente il diritto di non essere d’accordo con quello ho scritto e chiarito.
Permetta anche a me, però, di confermare quello che ho detto e cercato di chiarire.
Può non credermi, nel mio post non mi riferivo affatto a persone, come lei, che fanno benissimo a denunciare e criticare persone, situazioni, circostanze, fatti che contrastano e stridono fortemente con i principi di verità, onestà, giustizia, correttezza e trasparenza.
Le auguro di continuare a percorrere questo indirizzo…
C’è un gran bisogno di cittadini come lei.
Cordialità