SAN SEVERO – «Quanta fantasia. E quanta disinvoltura nel trasformare una normale foto di lavoro in una sceneggiatura complottista degna di un romanzo di seconda mano». Con parole nette e senza giri di frase, Carmine Esposto, assessore al Bilancio del Comune di San Severo, interviene per respingere quella che definisce una narrazione costruita su insinuazioni e retorica complottista, rilanciata nelle ultime ore nel dibattito politico cittadino.
Nel mirino dell’assessore finiscono le accuse di “inganni politici”, “sindaci ombra”, “assessori ombra” e presunte “unità parallele”, ricostruzioni che – a suo dire – non avrebbero alcun appiglio nella realtà amministrativa. «Zero norme violate, zero procedure opache, zero decisioni occulte. Solo suggestioni, insinuazioni e parole in libertà», attacca Esposto, rivendicando la linearità dell’azione comunale e la tracciabilità degli atti.
Il punto, per Esposto, è anzitutto una questione di metodo: la gestione di un Comune, sottolinea, non si regge su interpretazioni e sospetti, ma su atti formali e responsabilità precise. «Un Comune si governa con delibere, determinazioni, bilanci, responsabilità firmate e tracciate. Non con le fantasie di chi ha bisogno di inventarsi un titolo acchiappa-like per restare rilevante», afferma, marcando una distanza netta tra amministrazione e polemica.
Nel suo intervento, l’assessore lega la diffusione di certe letture alla mancanza di contenuti: «Quando mancano i contenuti, si prova a riempire il vuoto con la retorica dei “poteri nascosti”», sostiene. Da qui, l’affondo contro chi alimenta l’idea di “stanze segrete” o di una governance occulta, interpretazioni che Esposto definisce utili solo a costruire un nemico immaginario e a spostare l’attenzione dal merito delle questioni.
Non manca, però, un passaggio dedicato al tema della partecipazione civica. Esposto rivendica una visione “aperta” e ribalta il concetto di sospetto verso contributi esterni: per lui, cittadini competenti e preparati non rappresentano un problema, ma una risorsa per la qualità delle scelte pubbliche. «Sono profondamente convinto che cittadini attivi e competenti possano offrire idee, competenze e visione alle decisioni che incidono sulla vita della comunità», dichiara. E aggiunge: «Anzi, se in passato ci fossero state più figure qualificate a supporto delle amministrazioni, molte scelte discutibili sarebbero state evitate».
Tra i passaggi più duri, quello che riguarda la cosiddetta “foto simbolo dell’inganno”, finita al centro di ricostruzioni e commenti. «È paradossale aggrapparsi a un’immagine e perdere l’occasione di avanzare proposte, idee e contributi concreti sull’argomento trattato», afferma l’assessore, accusando i detrattori di scambiare la trasparenza con la necessità di alimentare una narrazione “a tesi”.
La chiusura è un messaggio diretto alla città, con un richiamo alla serietà del confronto pubblico: «San Severo ha bisogno di serietà, non di teatrini. E soprattutto ha diritto di sapere chi parla con i fatti e chi, invece, costruisce narrazioni per riempire il vuoto della propria azione politica». Un intervento che, nelle intenzioni dell’assessore, segna una linea di demarcazione tra il governo dei processi amministrativi e quella che definisce la “politica dello slogan”, invitando a riportare la discussione sul terreno dei contenuti e degli atti.
Fonte: La Gazzetta di San Severo



