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Marinita Denittis Vieste e il costo dell’isolamento: la Garganica tra sviluppo, ambiente e diritti negati

L’analisi di Marinita Denittis sul nodo infrastrutturale del Gargano orientale

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
17 Maggio 2026
Gargano // Manfredonia //

VIESTE – Non una semplice questione di strade, ma il destino stesso di un territorio sospeso da decenni tra marginalità e potenzialità inespresse. È una riflessione ampia, rigorosa e profondamente legata alla storia del Gargano quella proposta da Marinita Denittis, architetta, studiosa e docente, nel long form pubblicato da Lettere Meridiane dedicato alla Superstrada Garganica e al tema, mai risolto, dell’isolamento infrastrutturale di Vieste e dell’intero promontorio.

Secondo Denittis, la difficoltà di raggiungere Vieste non è il risultato di una mancanza contingente, ma una condizione strutturale che accompagna da secoli il territorio garganico. La città, affacciata sull’Adriatico e protesa verso il mare, ha storicamente vissuto una posizione ambigua: strategica dal punto di vista marittimo, ma marginale rispetto ai collegamenti terrestri.

Una marginalità che emerge chiaramente dalla storia della viabilità garganica: tratturi, strade costiere e percorsi di crinale sono nati come adattamenti alla morfologia del territorio, più che come elementi di una rete moderna ed efficiente. Lo stesso documento di fattibilità della Garganica – ricorda l’autrice – riconosce il permanere di una “condizione di insularità” del promontorio, rimasto per lungo tempo collegato soprattutto via mare.

Il progetto della Superstrada Garganica nasce proprio da questa frattura storica: collegare stabilmente la costa nord-orientale del Gargano alla rete nazionale, all’autostrada A14, ai poli sanitari e ferroviari oggi percepiti come fisicamente lontani.

Nel suo approfondimento, Denittis chiarisce un aspetto spesso semplificato nel dibattito pubblico: la Garganica non è un’unica opera, ma un insieme di tre interventi distinti.

Il primo tratto riguarda il collegamento tra Vico del Gargano e Peschici, considerato il segmento più realistico e avanzato del progetto. Il secondo interessa l’adeguamento della SS89 tra Peschici e Vieste. Il terzo, quello tra Vieste e Mattinata, rappresenta invece il nodo più complesso, sia dal punto di vista tecnico che ambientale.

È qui che entrano in gioco i vincoli del Parco Nazionale del Gargano, la fragilità geomorfologica del territorio e le alternative progettuali che prevedono un largo utilizzo di gallerie e viadotti per ridurre l’impatto ambientale.

L’autrice sottolinea come il tema del Parco venga spesso affrontato in maniera ideologica o superficiale. Le opere nelle aree protette, osserva, non sono impossibili in assoluto, ma richiedono procedure rigorose, valutazioni ambientali approfondite e, nei casi più delicati, soluzioni tecniche capaci di mitigare gli impatti.

La cosiddetta “alternativa 3*”, ad esempio, prevede un tracciato di circa 18 chilometri tra Vieste e Mattinata, con lunghi tratti in galleria proprio per attraversare le aree più sensibili senza comprometterne gli equilibri ambientali.

Uno dei passaggi centrali della riflessione riguarda il rapporto tra costi dell’opera e volumi di traffico. Secondo Denittis, sostenere che la Garganica non sia necessaria perché oggi il traffico è limitato significa rovesciare il rapporto tra causa ed effetto.

Un territorio isolato – evidenzia – produce inevitabilmente meno mobilità, non perché non ne abbia bisogno, ma perché è privo di alternative infrastrutturali efficienti. In altre parole, la domanda di mobilità esiste, ma viene compressa dalla debolezza della rete.

L’analisi richiama anche un altro elemento spesso trascurato: la progressiva concentrazione dei servizi nei poli maggiori della provincia, da Foggia a San Giovanni Rotondo fino a Manfredonia, con conseguenti spostamenti obbligati per i residenti del Gargano orientale, soprattutto in ambito sanitario.

Per questo, sostiene Denittis, il vero nodo non è soltanto decidere se realizzare o meno la strada, ma scegliere quale futuro garantire al territorio: riportare servizi e presìdi locali oppure costruire infrastrutture capaci di ridurre concretamente l’isolamento.

“La tutela ambientale – osserva – non può trasformarsi in congelamento del territorio”. Un Parco nazionale, secondo l’autrice, dovrebbe essere un luogo abitabile e accessibile, non uno spazio in cui la qualità della vita dei residenti viene progressivamente sacrificata.

Nelle conclusioni, la riflessione si allarga al rapporto tra infrastrutture e sviluppo. Le grandi civiltà, ricorda Denittis, hanno sempre considerato le strade non come semplici opere accessorie, ma come condizioni essenziali per generare connessioni, economia e integrazione territoriale.

Il rischio, oggi, è che il progetto Garganica resti incompleto, limitandosi ai tratti più semplici e lasciando irrisolto proprio il collegamento decisivo tra Vieste e Mattinata.

“Restare a metà – conclude – significa mantenere una fragilità che non è naturale né inevitabile, ma il risultato di scelte incompiute”.

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