La migrazione sanitaria continua a rappresentare un peso rilevante per la sanità pugliese, ma dietro i dati si intrecciano storie personali e percorsi clinici complessi. È il caso di Giorgio Cislaghi, che racconta la propria esperienza dopo una frattura al polso e la necessità di un intervento di revisione chirurgica effettuato fuori regione.
Secondo quanto riferito, il 28 febbraio Cislaghi avrebbe riportato una frattura scomposta della parte distale del radio a seguito di una caduta. Il primo intervento sarebbe stato eseguito il 3 marzo agli Ospedali Riuniti di Foggia, ma nei controlli successivi sarebbero emerse criticità nel processo di guarigione, rilevate attraverso radiografia a 30 giorni e TAC a 45 giorni, fino a rendere necessario un ulteriore intervento.
La decisione di rivolgersi a una struttura specializzata fuori regione ha portato Cislaghi a Milano, dove è stato visitato dal professor Pietro Randelli e successivamente ricoverato il 5 maggio presso l’ASST Gaetano Pini-CTO. L’operazione, inizialmente programmata per il 6 maggio, è stata rinviata per la necessità di reperire strumentazioni compatibili con la placca e le viti già impiantate.
L’intervento di revisione chirurgica è stato infine eseguito il 15 maggio e sarebbe durato circa cinque ore, con la necessità di un innesto osseo per la ricostruzione della testa del radio. Nel suo racconto, Cislaghi ha espresso riconoscenza verso l’équipe medica che lo ha seguito.
Nel commentare la propria esperienza ha dichiarato: “Qui rischiavo di perdere la mano”.
La vicenda riporta al centro il tema della mobilità sanitaria e delle sue cause, che vanno oltre il solo aspetto economico e interrogano sulla qualità e sull’organizzazione dei percorsi di cura.



