BARI – “Per anni ci hanno raccontato che la Puglia era un modello. Poi sono arrivati i numeri della sanità. E i numeri, a differenza della propaganda, non applaudono nessuno”.
È un attacco durissimo quello lanciato dal deputato di Forza Italia e componente della Commissione Agricoltura, avv. Giandiego Gatta, che interviene sul pesante disavanzo della sanità pugliese, stimato – secondo i dati ufficiali richiamati dall’esponente azzurro – in circa 349 milioni di euro.
Nel mirino dell’opposizione finiscono vent’anni di governo del centrosinistra in Puglia, accusato di aver costruito “una narrazione fatta di slogan, inaugurazioni e propaganda”, mentre ospedali e servizi sanitari avrebbero progressivamente accumulato criticità sempre più profonde.
“Ospedali in sofferenza e cittadini esasperati”
Gatta parla di una situazione ormai fuori controllo: “Liste d’attesa interminabili, pazienti costretti a curarsi fuori regione, medici stremati e cittadini esasperati”. Per l’esponente di Forza Italia, la crisi della sanità pugliese non può essere liquidata come una semplice conseguenza delle difficoltà nazionali.
“Naturalmente il problema sanitario riguarda tutta Italia – osserva – ma esiste una differenza enorme tra amministrare bene una difficoltà e usarla come alibi permanente”.
Secondo Gatta, il maxi-disavanzo rappresenterebbe il simbolo di anni di inefficienze amministrative, controlli insufficienti e scelte politiche sbagliate.
“Gli sprechi hanno responsabilità precise”
Nel suo intervento, Gatta punta il dito contro quella che definisce “una gigantesca macchina burocratica e politica”, sostenendo che gli sprechi “non nascono dal destino”, ma da “nomine sbagliate, assunzioni clientelari, inefficienze tollerate e controlli mancati”.
Da qui la richiesta di chiarezza e responsabilità: “I cittadini vogliono sapere chi ha sbagliato. Vogliono che i dirigenti incapaci vengano rimossi”.
L’esponente azzurro chiama in causa anche il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, chiedendo se “comprenda davvero cosa significhi questo buco per le famiglie pugliesi”.
Nel ragionamento politico di Gatta entra anche il confronto con altre realtà regionali. Il Veneto viene indicato come esempio di un sistema sanitario “più organizzato ed efficiente”, capace – secondo il consigliere – di affrontare le stesse difficoltà nazionali con maggiore capacità gestionale e controllo della spesa. “Non perché abbia cittadini migliori – afferma – ma perché ha costruito sistemi meno piegati alla logica del consenso immediato”.
“Il conto non può pagarlo chi non ha colpe”
Particolarmente duro il passaggio finale dell’intervento, in cui Gatta mette in guardia dal rischio che il peso del risanamento ricada sui cittadini attraverso nuove tasse e aumenti fiscali. “Dietro le addizionali IRPEF e le manovre fiscali – conclude – non ci sono numeri astratti, ma pensionati, famiglie, lavoratori e piccoli commercianti che già faticano ad arrivare a fine mese”. Per Forza Italia, dunque, la vera sfida sarà ora “risanare i conti senza massacrare i cittadini”, individuando responsabilità politiche e amministrative precise dietro il pesante disavanzo sanitario pugliese.
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💥 𝐈𝐋 “𝐁𝐔𝐂𝐎” 𝐄 𝐋𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀’. Per anni ci hanno raccontato che la Puglia era un modello. Una regione moderna. Dinamica. Ben governata. Una narrazione costruita tra convegni, televisioni, inaugurazioni e slogan. Poi sono arrivati i numeri della sanità. E i numeri, a differenza della propaganda, non applaudono nessuno. Centinaia di milioni di euro di disavanzo. Ospedali in sofferenza. Liste d’attesa interminabili. Pazienti costretti a curarsi altrove. Medici stremati. Cittadini esasperati. Secondo le relazioni contabili e i dati emersi negli ultimi mesi, il deficit sanitario pugliese ammonta -cifra ufficiale- a trecentoquarantanove milioni di euro (!!). E allora continuare a dire che “la Puglia ha governato bene” senza affrontare ciò che è accaduto nella sanità significa chiedere ai cittadini di rinunciare persino all’evidenza. Naturalmente la crisi sanitaria è nazionale. Naturalmente i costi sono aumentati ovunque. Ma esiste una differenza enorme tra amministrare bene una difficoltà e usarla come alibi permanente. Perché se dopo vent’anni di governo quasi continuo della stessa area politica emerge un buco gigantesco, allora la domanda non è più ideologica. È amministrativa. Ed è morale. I cittadini pugliesi non chiedevano miracoli. Chiedevano una cosa semplice: servizi migliori a costi sostenibili. Non tagli ciechi. Non tasse più alte.
Non nuove giustificazioni. Chiedevano dirigenti capaci. Programmazione seria. Controlli veri sulla spesa. Una sanità che premiasse competenza ed efficienza invece di trasformarsi, come troppo spesso accade in Italia, in una gigantesca macchina burocratica e politica. E allora la domanda vera diventa inevitabile: questi sprechi da dove arrivano? Perché gli sprechi non nascono dal destino. Nascono dalle nomine sbagliate. Dalle assunzioni per fini clientelari. Dalle inefficienze tollerate.
Dai controlli mancati. Dalla paura politica di scontentare qualcuno. Oggi la nuova (si fa per dire!) amministrazione regionale si presenta davanti ai cittadini dicendo che c’è un “buco” da coprire. Ma il presidente Antonio Decaro sa davvero cosa significa questo per i pugliesi? Ecco perché la rabbia cresce. Perché i cittadini non chiedono propaganda. Non chiedono inaugurazioni costruite per le telecamere. Chiedono verità. Vogliono sapere chi ha sbagliato. Vogliono che i dirigenti incapaci vengano rimossi. Vogliono capire come sia stato possibile arrivare a questo punto dopo vent’anni di gestione quasi continua dello stesso sistema politico.
Ci sono regioni italiane che, pur dentro le stesse difficoltà nazionali, riescono a mantenere servizi più efficienti e conti meno devastati. Il Veneto continua a essere indicato tra i sistemi sanitari più organizzati d’Italia. Non perché abbia cittadini migliori. Ma perché ha costruito sistemi più controllati, più efficienti, meno piegati alla logica del consenso immediato. Ed è qui che oggi si misura davvero la responsabilità politica. Non nei comunicati. Non nelle conferenze stampa. Ma nella capacità di fare due cose che la politica italiana evita quasi sempre. La prima: dire chiaramente chi ha sbagliato. Perché un buco da centinaia di milioni non compare da solo durante la notte. Ha nomi, firme, responsabilità amministrative e politiche. La seconda: risanare senza massacrare i cittadini. Perché dietro le sigle fredde delle addizionali IRPEF e delle manovre fiscali non ci sono numeri astratti. Ci sono pensionati. Famiglie. Piccoli commercianti. Lavoratori che già faticano ad arrivare alla fine del mese. La buona politica non si misura dai manifesti elettorali, ma dal momento in cui arriva il conto. E oggi quel conto, in Puglia, rischia di essere pagato da chi non ha mai amministrato nulla.




Basta tasse siamo stufi .ogni volta ci tolgono soldi per pagare i corrotti.ora basta i sindacati dove sono dormono.
Denunciateli alla Corte dei Conti e organizzate le proteste! Quel poco che ci ha dato la Meloni c’è li toglie il paladino dei finti poveri e evasori fiscali! Ora basta! Dovete te agire e in un fretta!
L’onorevole finge di non sapere che il prezzo dei farnaci è, pressoché, raddoppiato. Perché non istituire un appalto nazionale tramite Consip? E che la Puglia, pur avendo la stessa popolazione dell’Emilia, ha la metà dei posti letto? Senza parlare che la popolazione è notevolmente invecchiata. Cmq, una capatina negli uffici delle Asl, a caccia di imboscati, non guasterebbe
Onorevole Gatta, pagano solo i fessi! Gli altri hanno esenzioni e bonus dappertutto e non mi riferisco ai veri poveri! Se potete chiedete da Roma il Commissariamento della Regione e non solo del settore sanitario. Grazie