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ANGELO RICCARDI Siponto, il parcheggio fantasma: 1,1 milioni fermi dal 2019 e il caso della particella 51

"Il progetto del parcheggio a servizio del Parco archeologico e della Basilica di Siponto ha un costo pubblico di 1.189.473,35 euro; nei dati OpenCoesione i pagamenti risultano ancora pari a 𝟎,𝟎𝟎 (𝐙𝐄𝐑𝐎) euro"

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
21 Maggio 2026
Manfredonia // Politica //

Il parcheggio pubblico di Siponto doveva essere una delle infrastrutture decisive per rilanciare l’area archeologica, migliorare la viabilità, ordinare gli accessi e dare finalmente servizi adeguati a uno dei luoghi simbolo di Manfredonia.

Non una promessa qualunque: l’intervento rientra nel CIS Capitanata, sottoscritto il 13 agosto 2019, programma nato per finanziare opere strategiche in provincia di Foggia. Il progetto del parcheggio a servizio del Parco archeologico e della Basilica di Siponto ha un costo pubblico di 1.189.473,35 euro; nei dati OpenCoesione i pagamenti risultano ancora pari a 𝟎,𝟎𝟎 (𝐙𝐄𝐑𝐎) euro.

Tradotto: il finanziamento esiste, l’opera è prevista, ma il progetto è ancora fermo e il Comune dorme.

Il nodo è la particella 51, Foglio 36, il suolo indicato per realizzare l’intervento. Con la delibera del Consiglio comunale n. 49 del 10 ottobre 2025, l’amministrazione ha chiesto alla Regione Puglia la sdemanializzazione del terreno gravato da uso civico e il suo passaggio al patrimonio comunale. Fin qui, una procedura necessaria per arrivare all’opera.

Ma dentro quella delibera c’è la frase che cambia tutto: il terreno viene dichiarato “attualmente privo di interventi di trasformazione, come da attestazione allegata”.

È qui che il ritardo amministrativo diventa un caso. Perché sulla particella 51 risultano abusi edilizi. E un abuso edilizio non è un dettaglio: è una trasformazione del territorio. Dunque, la domanda è secca: chi ha attestato che l’area era priva di trasformazioni? Su quali verifiche? Con quale sopralluogo?

Non siamo davanti a una sfumatura burocratica. Se sulla particella ci sono opere abusive, l’atto comunale consegna alla Regione una rappresentazione non corrispondente allo stato reale dei luoghi. È per questo che si può parlare, con prudenza ma con chiarezza, di possibile falso negli atti o, quantomeno, di falsa rappresentazione dello stato dei luoghi.

La cosa più grave è che in Consiglio comunale i dubbi erano stati sollevati. Il consigliere Ugo Galli aveva chiesto se l’istruttoria avesse valutato la posizione di chi occupa quell’area dal 1957, pagando un canone, e aveva avvertito del rischio di contenziosi capaci di incidere anche sul finanziamento. Vincenzo Di Staso aveva chiesto una verifica rigorosa sulle “pendenze attuali su quel terreno”. L’opposizione non ha bocciato l’opera: ha chiesto approfondimenti. E oggi quei dubbi appaiono tutt’altro che pretestuosi.

𝐍𝐨𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐥𝐢𝐞𝐯𝐢, 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 è 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞: l’amministrazione La Marca e la sua maggioranza hanno liquidato le obiezioni, continuando a sostenere che l’area risultasse priva di interventi di trasformazione. Il punto è proprio questo: i consiglieri di maggioranza non si studiano gli atti proposti al Consiglio. Invece di entrare nel merito, affrontare le criticità sollevate, si è assistito all’ennesima difesa d’ufficio dell’amministrazione, con interventi generici e celebrativi, nei quali qualunque provvedimento viene trasformato in un passaggio di portata storica. Di storico, in questa vicenda, c’è semmai il voto favorevole a un atto discutibile.

Il paradosso è evidente: invece di rimuovere gli abusi, sanare il quadro amministrativo e mettere il progetto nelle condizioni di partire, il Comune ha prodotto un atto che dichiara l’area libera da trasformazioni. Invece di ascoltare chi, in aula, aveva chiesto prudenza, si è andati avanti. E ora, a sei mesi dal voto, il Consiglio non può restare all’oscuro sul destino del provvedimento.

Qui non si discute la realizzazione del parcheggio, ma l’esatto contrario: proprio perché il parcheggio di Siponto è un’infrastruttura decisiva per Manfredonia, non può essere sacrificato sull’altare dell’improvvisazione, esponendo la città al rischio di perdere tempo prezioso, credibilità istituzionale e forse anche un finanziamento atteso dal 2019, in un quadro in cui il CIS prevede strumenti di controllo sui ritardi fino alla rimodulazione, al definanziamento e alla riprogrammazione delle risorse.

𝐌𝐚𝐧𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨𝐧𝐢𝐚 non può permettersi di perdere un’opera strategica per Siponto. Ma non può nemmeno costruire il futuro del suo Parco archeologico su atti amministrativi che raccontano una realtà diversa da quella che esiste sul terreno.

Lo scrive sui social Angelo Riccardi.

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