
La mozione. La mozione potrebbe essere considerata la contromossa dei vendoliani rispetto alla forza acquisita dai movimenti pro Gino Lisa. Con le carte della contestazione già schierate sul tavolo e pronte a far man bassa del piatto, i consiglieri regionali scelgono di cambiare gioco e di ripartire dal traffico ferroviario. Quel che induce alla presentazione di una mozione il trio Losappio-Lonigro-Di Sabato è l’entità dei tagli. “43 milioni”, sintetizzano attribuendo la colpa al DL 78/2010. Somma, questa, soltanto parzialmente riconosciuta a seguito di “un trasferimento finanziario di poco meno di 5 milioni di euro che al momento costituisce l’unica erogazione certa a favore della Regione”, mentre altri “complessivi 825 milioni di euro, devono ancora vedere l’individuazione dei criteri di utilizzo e fra questi auspicabilmente quello finalizzato ai contratti di servizio” (ma c’è il sentore di nuovi ridimensionamenti). Situazione, questa, destinata a durare anche l’anno venturo e che, per questo motivo, potrebbe condurre all’isolamento non soltanto economico, ma soprattutto logistico della Puglia e, al suo interno, della provincia di Foggia, tagliata fuori, dopo un passato ferroviario glorioso, da rinnovamenti, progettualità e strategie avvenire. “Da tutto ciò – annotano i consiglieri – emerge concretamente il rischio di tagli delle reti di trasporto su ferro o della loro sostituzione con quelle più inquinanti su gomma o di un aumento delle tariffe per i viaggiatori”. Poco meno che uno smacco per la Puglia laboratoriale di Nikita il rosso. Ed ecco, pertanto, l’impegno: “assumere le più opportune iniziative volte a scongiurare un pesante contraccolpo per la rete ferroviaria della nostra Regione e appellarsi ai parlamentari ed alle istituzioni pugliesi perché associno la propria voce ed azione a quella del governo regionale”.
Redazione stato, n.m.


