“Questo canale, così come è ridotto, è un pericolo sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista idrogeologico. Per quanto concerne i lavori di semplice pulizia, che pure sono essenziali, il comune di Barletta li sta eseguendo, quelli finanziati per 1.000.000 di euro dalla regione Puglia, ma dobbiamo stringere i tempi sul progetto complesso di bonifica e messa in sicurezza del Canale. Pochi giorni fa, all’indomani della notizia emersa dal tavolo tecnico sull’impianto di affinamento di acque reflue di Barletta, che sarà attivo a gennaio prossimo, avevo colto l’occasione per sollecitare l’assessore regionale Fabiano Amati ad accelerare anche sul Ciappetta Camaggio. Le parti interessate trovino subito un accordo, e mi riferisco soprattutto alla provincia di Bari, con un finanziamento che resta inutilizzato perché le competenze territoriali sono cambiate. Quel denaro non può andare perso anche perché necessario. Bisogna stringere i tempi e agire. Spero che a giorni, quando l’11 novembre il tavolo si riunirà ancora, le cose siano più chiare e si compia un passo avanti”.
Rischio idrogeologico – Mennea: “Responsabilità solo politica”. Il consigliere regionale del Partito Democratico Ruggiero Mennea interviene dopo l’esondazione del torrente Ciappetta Camaggio ed invoca a gran voce l’inserimento dell’assetto idrogeologico fra le priorità delle pubbliche amministrazioni. “Dobbiamo capire una volta per tutte che le emergenze vanno prevenute e non affrontate a posteriori. La lotta al dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza del suolo devono diventare priorità delle pubbliche amministrazioni comunali, provinciali e regionali”. Si esprime così Ruggiero Mennea, consigliere regionale del Partito Democratico, dopo la visita alle aziende di via Callano e via Andria, a Barletta, allagate in seguito alla copiosa pioggia caduta ed all’esondazione del canale Ciappetta Camaggio, problema ormai cronico che affligge la Città della Disfida. “Non prendiamoci in giro, la responsabilità di quanto accaduto è politica. Esattamente 12 anni fa, il 9 novembre del 1999, è accaduta la stessa ed identica cosa – aggiunge a muso duro Mennea –. Ho visto aziende sommerse da tre metri d’acqua, le Casermette inondate, una zona mestamente intrappolata in un angolo di città. E la fortuna ha voluto che l’esondazione avvenisse di domenica, quando gli operai delle imprese non erano al lavoro, altrimenti avremmo rischiato di dover fare i conti con una tragedia. Ai titolari delle aziende che hanno subito danni gravissimi ed ingenti a causa dell’allagamento va tutta la mia solidarietà e il mio sostegno, così come la mia vicinanza non può non andare ai tanti lavoratori, circa duecento, che ora rischiano la cassa integrazione, e agli abitanti andriesi, le cui abitazioni sono state danneggiate. A questa gente la politica deve dare risposte e deve farlo immediatamente! Non possiamo più perdere tempo – sottolinea l’esponente democratico –. Non a caso la settimana scorsa avevo chiesto l’istituzione di una task force all’assessore regionale alle opere pubbliche, Fabiano Amati, che si sta prodigando per l’istituzione. La Provincia di Barletta Andria Trani utilizzi i fondi della Protezione Civile, trasferiti dalla Regione, per affrontare l’emergenza e insieme alla Regione ed ai Comuni di Andria e Barletta istituisca un’unità di crisi che risolva in maniera definitiva questa piaga che da troppo tempo rende vulnerabile il nostro territorio. Dobbiamo assolutamente tranquillizzare coloro che abitano, lavorano o semplicemente transitano nella zona soggetta agli straripamenti del canale Ciappetta Camaggio, che attualmente vivono, e non potrebbe essere diversamente, in uno stato di terrore costante. La priorità, ripeto, deve essere quella di prevenire l’emergenza. Nei prossimi bilanci e nei piani triennali delle opere pubbliche delle amministrazioni – conclude Mennea – si istituisca un capitolo di spesa straordinario e ognuno faccia la propria parte con senso di responsabilità, se è vero che vogliamo risolvere il problema una volta per tutte. Si è perso troppo tempo a parlare di piani strategici di sviluppo e di Area Vasta senza porsi il problema di mettere in sicurezza il territorio su cui quello sviluppo dovrebbe reggersi”.
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