Non gioisco per gli arresti di oggi e torno a chiedermi perché il sostituto procuratore Arminio non ebbe a sequestrare l’inceneritore nel 2009. Torno a chiedermi se il mancato sequestro fu atto responsabile. Torno a chiedermi perché nessun sindaco abbia voluto servirsi dell’art. 54 del D.LGS 267/2000. In nome di non so quali interessi si è consentito alla Edf di avvelenare le falde acquifere per quasi 10 anni. La vicenda Fenice racconta di un sistema perverso, nel quale è quasi impossibile distinguere tra controllore e controllato; racconta di una realtà in cui la strage di legalità si fa in strage di popoli. Il pensiero in questo momento va a tutti gli avvelenati, a coloro che hanno visto morire i loro cari a Tito piuttosto che nella Val Basento, nel Vulture così come nella valle dell’Agip. Vite spezzate dall’assenza di legalità e Stato di diritto, in un paese dove la democrazia reale ha sostituito la democrazia e dove ogni santo giorno viene negato il sacrosanto diritto a poter conoscere per deliberare. Vite spezzate in una regione dove i dati ambientali diventano “cosa loro”.
Abbiamo parlato di veleni industriali e politici, di peste italiana e caso Basilicata; abbiamo descritto un contesto, e anche nell’ora che, si spera, porterà all’accertamento della verità tutta, non vogliamo dimenticare questa chiave di lettura. Capire il contesto in cui è maturato il caso Fenice è importante, e non vorremmo che il tutto si riducesse ad una guerra tra bande: bande partitocratiche. Questo paese in materia di tutela ambientale, e quindi di tutela della salute umana, è uno Stato canaglia pluricondannato dall’Unione Europea. Direttive comunitarie e leggi dello stato in questi anni sono diventate carta straccia, tant’è che la Fenice opera da anni senza Autorizzazione integrata ambientale. La silenziosa “Seveso lucana”, sviluppatasi nell’arco di un decennio, ci parla anche di questo e di un magistrato “responsabile” che non ha voluto fermarla in quel marzo-aprile del 2009. Non gioisco per gli arresti di oggi, ma mi auguro che questo possa essere un primo passo verso l’accertamento della verità.
[Maurizio Bolognetti è membro della Direzione Nazionale dei Radicali Italiani]




Complimenti davvero! Fa piacere vedere che c’è gente che lotta in questa Terra che pur sembrando arida è ricca di vita nel suo interno. Io pure mi batto dal mio piccolo per far capire che il marcio bisogna toglierlo dalla testa per vincerlo. Spero che non si fermi questa corrente e che ne nasca quel tzunami che tanti hanno paura di affrontare.