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M5S SAN GIOVANNI Dalla difesa della sanità pubblica al silenzio politico: le contraddizioni del Movimento 5 Stelle in Puglia

A rendere ancora più evidente la difficoltà politica del Movimento in Puglia è stato anche quanto accaduto a San Giovanni Rotondo

AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
18 Maggio 2026
Gargano // Manfredonia //

Negli ultimi anni il Movimento 5 Stelle ha costruito in Puglia una delle proprie narrazioni politiche più incisive: moralizzazione della vita pubblica, lotta ai privilegi e discontinuità rispetto ai “vecchi partiti”. Una retorica che, almeno inizialmente, aveva intercettato un malcontento reale verso pratiche clientelari e trasformismi storicamente radicati nella politica regionale. Proprio in Puglia, però, emerge oggi con maggiore evidenza il cortocircuito tra propaganda e governo, tra purezza proclamata e compromessi politici.

Il punto non è sostenere che il M5S sia “uguale agli altri”, semplificazione che rischierebbe di essere poco utile. Il tema riguarda piuttosto il divario tra il rigore morale utilizzato per anni contro gli avversari politici e l’atteggiamento assunto una volta entrati stabilmente nei meccanismi di governo, nelle alleanze e nella gestione del consenso.

In Puglia questo schema è apparso evidente nel rapporto con il sistema politico costruito attorno al governatore Michele Emiliano. Per anni il Movimento ha contestato il Partito Democratico pugliese, accusandolo di trasformismo e gestione poco trasparente del consenso. Successivamente, però, entrando nell’orbita del centrosinistra regionale, il M5S ha progressivamente attenuato la conflittualità politica, finendo spesso per tollerare o difendere dinamiche che in passato aveva indicato come simbolo di pratiche politiche opache.

La sanità rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questa difficoltà politica. I 5 Stelle hanno fatto della difesa della sanità pubblica un elemento identitario, denunciando liste d’attesa interminabili, carenze di personale e privatizzazione strisciante. Tuttavia, nella concreta esperienza amministrativa regionale, il contributo del Movimento alla soluzione strutturale dei problemi è apparso limitato. Le denunce sono proseguite anche mentre il M5S sosteneva la stessa maggioranza regionale ritenuta responsabile di molte inefficienze. Una posizione che, agli occhi di diversi osservatori, ha finito per sovrapporre ruolo di governo e ruolo di opposizione.

Anche sul fronte ambientale emergono contraddizioni significative. In Puglia il Movimento ha storicamente sostenuto battaglie molto dure contro impianti energetici, trivellazioni e grandi opere, presentandosi come difensore rigoroso del territorio. Quando però le scelte hanno richiesto responsabilità di governo, mediazioni industriali e compatibilità economiche, il linguaggio dell’intransigenza si è trasformato in posizioni più sfumate. Il risultato è stato un continuo oscillare tra massimalismo comunicativo e pragmatismo politico, alimentando confusione e sfiducia in una parte dell’elettorato.

Esiste poi un elemento politico ancora più profondo: il Movimento 5 Stelle pugliese sembra aver progressivamente smarrito la propria spinta originaria senza riuscire a costruire una nuova identità amministrativa realmente riconoscibile. La stagione dell’“uno vale uno” si è trasformata nel tempo in una struttura più centralizzata e personalistica, mentre molte figure locali sono passate dalla retorica anti-casta alla piena integrazione nelle dinamiche tradizionali della politica regionale. Nomine, trattative, equilibri interni e ricerca del consenso territoriale rappresentano dinamiche legittime in democrazia, ma molto distanti dall’immagine rivoluzionaria con cui il Movimento si era presentato agli elettori pugliesi.

Il vero nodo, allora, non è l’aver modificato nel tempo alcune posizioni politiche. Ogni forza politica evolve. Il problema è non aver mai esplicitato fino in fondo questa trasformazione, continuando invece a utilizzare un linguaggio fortemente moralistico verso gli avversari mentre si praticavano compromessi simili a quelli contestati in passato. È questa asimmetria a generare la percezione di una doppia morale.

La parabola pugliese del Movimento 5 Stelle racconta così una contraddizione ormai evidente: un partito nato per “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” che, una volta entrato stabilmente nelle istituzioni, ha progressivamente adottato molte delle logiche che prometteva di combattere. Con una differenza sostanziale: oggi non può più limitarsi alla denuncia. Dopo anni di presenza nelle amministrazioni e nelle maggioranze di governo, i cittadini chiedono risultati concreti. Ed è proprio sul terreno dell’efficacia amministrativa e della coerenza politica che il bilancio appare più fragile della narrazione costruita nel tempo.

A rendere ancora più evidente la difficoltà politica del Movimento in Puglia è stato anche quanto accaduto a San Giovanni Rotondo, episodio che per molti osservatori ha rappresentato un simbolo di improvvisazione e confusione strategica. In una realtà storicamente delicata dal punto di vista politico e amministrativo, il Movimento si è ritrovato coinvolto in contraddizioni, divisioni interne e scelte difficilmente comprensibili persino per una parte del proprio elettorato.

Il caso ha mostrato la distanza tra la retorica dell’efficienza e della competenza, spesso rivendicata negli anni, e la concreta capacità di gestione politica del territorio. Tra annunci, posizioni rapidamente mutate e alleanze ridefinite nel giro di poche settimane, il risultato finale è stato soprattutto un danno d’immagine. Non tanto per una singola sconfitta politica — fisiologica in democrazia — quanto per la percezione di un’assenza di linea coerente.

Ancora una volta il Movimento ha dato l’impressione di voler mantenere contemporaneamente più posture: forza antisistema, partner di governo affidabile, opposizione morale agli altri partiti e, nello stesso tempo, soggetto disposto a compromessi tattici pur di conservare spazi politici. A San Giovanni Rotondo questa ambiguità è emersa in maniera particolarmente evidente, trasformando quella che avrebbe dovuto essere una prova di maturità politica in un ulteriore elemento di incertezza.

Nemmeno le ormai rituali riunioni denominate “NOVA”, percepite da alcuni come strumenti comunicativi ormai logorati, sembrano riuscire a riaccendere entusiasmo nel mondo pentastellato. Più che slancio innovativo, appaiono spesso operazioni d’immagine prive di reale incisività politica. Iniziative che, almeno finora, non sembrano aver invertito il progressivo raffreddamento del consenso.

Molti esponenti che fino a pochi anni fa contestavano duramente il sistema elettorale oggi sembrano adattarsi pragmaticamente alle sue dinamiche pur di mantenere una propria centralità politica. In Molise governano insieme a forze un tempo fortemente contrastate; a Campobasso sopravvive una sostanziale non belligeranza politica. E proprio il caso di San Giovanni Rotondo — tra emilianisti, contiani, Noi Moderati e Forza Italia — è diventato emblematico di questa continua ricerca di compromessi.

Quando arrivano critiche, anche legittime, la reazione appare spesso caratterizzata da irrigidimenti e toni molto duri. Eppure, forse, un ritorno a maggiore sobrietà politica e a un confronto più concreto con i problemi reali del territorio potrebbe rappresentare un passaggio necessario per recuperare credibilità presso quella parte di elettorato che continua a credere nella possibilità di una politica coerente con gli impegni assunti.

Se perfino a San Giovanni Rotondo chi si era mobilitato contro la sanità privata, contro sprechi e contraddizioni evidenti, oggi evita di prendere posizione sulle criticità del sistema sanitario regionale e sul caso Casa Sollievo della Sofferenza, allora il problema appare ormai strutturale. E il clima di ambiguità politica e rassegnazione rischia di consolidarsi ulteriormente.

A cura di Maurizio Varriano

1 commenti su "Dalla difesa della sanità pubblica al silenzio politico: le contraddizioni del Movimento 5 Stelle in Puglia"

  1. Non mi freghi più! 200 miliardi di euro, il più grande sperpero di risorse pubblichedella storia finanziaria dell’Europa! Dittatura COVID e tanto altro! Complice dei sinistri indemoniati e affaristi. Era meglio quando c’era Beppe Grillo!

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