
Ad incidere sulla cattiva prestazione foggiana sono tanto i dati mancanti sul rilevanto della qualità dell’aria (cosa, questa, ampiamente denunciata proprio dalla sezione foggiana di Legmabiente a più riprese), quanto la pessima indicizzazione su democrazia partecipata, eco managment, accesso alle rinnovabili, trasporto pubblico e raccolta differenziata. Val la pena sottolineare che, di fronte ad una sostanziale bocciatura delle politiche amministrative, a salvare dal baratro la città sono ancora una volta i comportamenti virtuosi dei cittadini, fra i primi in Italia per quel che compete risparmio energetico e consumi contenuti.
QUALITA’ DELL’ARIA – nd, nd, nd. Questa la triplice dicitura, cacofonica e ripetitiva quanto preoccupante, che si legge nel rapporto alla voce “rilevamenti”. Nulla è stato infatti reso noto in merito alla salubrità dell’atmosfera, mancando dati che testimoniano presenza di biossido d’azoto, PM10 e ozono. “Sembra presuntuoso, ma l’avevamo detto” tuona fra lo scherzoso e non il presidente di Legambiente Circolo Gaia, Tonino Soldo. Che, via Stato, torna a chiedere che “si dia avvio all’istallazione di sistemi d’avanguardia che non servano tanto a far scalare le classifiche nazionali quanto, piuttosto, a garantire la salute dei cittadini”. Un’operazione verità che “si rende quanto mai necessaria e che conviene anche al sindaco Mongelli qualora fosse interessato a capire i risultati del suo piano parcheggi”.
CONSUMI IDRICI – Mentre la politica spende, spande ma non conclude, i cittadini foggiani danno il buon esempio. Secondo Lagambiente, che mutua i dati dall’Istat (Osservatorio ambientale delle città), il capoluogo dauno è fra le eccellenze in quanto a risparmio idrico. Fra i centri medi, infatti, Foggia è al terzo posto, preceduta soltanto da Arezzo e Pistoia. Secondo l’Istat, ogni abitante consuma appena 129.5 litri d’acqua al giorno. Ancora troppo probabilmente. Ma comunque abbastanza poco da consentirle di rientrare fra i Comuni virtuosi (in ogni caso l’82,7% delle città presenta consumi idrici domestici compresi tra i 100 ed i 200 litri per abitante al giorno; nessuno supera i 250 litri pro capite al giorno e solo Agrigento presenta valori inferiori a 100 litri, mentre la città con il maggiore consumo è Monza con 247 litri per abitante). Notevoli passi in avanti sono stati compiuti anche per quel che attiene la carenza idrica. A fronte delle situazioni emergenziali degli anni passati, grazie anche ad una serie di stagioni piovose, Foggia non ha avuto interruzioni del servizio. ciò, in controtendenza rispetto alla situazione nazionale. Interruzioni, invece, sono state registrate a Enna che ha dichiarato 80 giorni di crisi idrica, seguita da Salerno (36 giorni), Cosenza (30), Latina (20), Chieti (11), Reggio Calabria (10), Belluno (8) e Sassari (3).
DISPERSIONE RETE – Lo sforzo civico, tuttavia, è in gran parte stato vanificato da una cattiva gestione della rete idrica, ridotta letteralmente ad uno scolapasta. Foggia, infatti, risulta essere al 36° posto per qualità della rete. La terra dauna paga lo scotto di un 36% d’acqua andata persa a causa di una rete idrica desueta e in stato non buono di conservazione. Secondo il monitoraggio di Legambiente, la dispersione d’acqua nei capoluoghi italiani ha percentuali molto varie: si passa dall’11% di Milano al 73% di Cosenza, e in generale in 50 città più del 30% dell’acqua immessa nella rete viene perduta.
CAPACITA’ DEPURAZIONE – L’indicatore nel suo complesso prende in considerazione: gli abitanti allacciati al servizio di depurazione; il numero dei giorni di funzionamento dell’impianto di depurazione; l’eventuale superamento della soglia di 125 g/l in uscita della domanda chimica di ossigeno (COD = Chemical Oxygen Demand); l’efficienza di depurazione (ovvero il rapporto tra COD in uscita e COD in ingresso). Sono 5 i comuni in cui solo la metà, o meno, della popolazione è servita dal depuratore; la situazione più critica anche quest’anno è rappresentata da Imperia, tuttora sprovvista di impianto, seguita poi da Benevento e Catania (entrambe si attestano sul 20% di abitanti serviti), Treviso e Palermo (rispettivamente al 28 e 32%). Al vertice opposto della classifica troviamo 29 comuni in grado di servire più del 95% degli abitanti, tra cui 11 con una copertura pressoché totale della popolazione. Nel 2010 Lecco è l’unica città in cui l’impianto di depurazione non rispetta il limite di 125 g/l previsto per il COD dei reflui in uscita dal D.lgs 152/1999. Bene anche Foggia, ottava nella graduatoria dei centri di media grandezza con il 98% della popolazione allacciato agli impianti di depurazione.
RIFIUTI, PRODUZIONE E DIFFERENZIATA – Grosso modo stesso discorso può farsi sulla produzione e sul ciclo dei rifiuti. Stando a quanto descritto dal rapporto annuale di Lagamebiente e Sole 24 Ore, il capoluogo dauno è fra quelli che produce una quantità risicata di rifiuti. Per ogni cittadino, infatti, v’è una produzione annua di 459.9 kg di spazzatura, poco più di un chilo al giorno per ogni giorno dell’anno. Va tenuta presente, nella computa, che su Foggia, non essendo un centro d’attrazione turistico, non gravano le zavorre dei viaggiatori e dei residenti temporanei. In ogni caso, va dato atto ai foggiani di essere ben al di sotto della media nazionale (stimata in 587,3 kg pro capite, in calo rispetto ai 597,8 kg del 2009). La città è inoltre fra le 24 ad essere rimaste sotto la soglia della mezza tonnellata. In testa alla classifica s’attesta Belluno (poco meno di 400 kg). All’inverso, Massa è quella con la produzione maggiore (880,5 kg), seguita da Rimini, Forlì, Pisa, Lucca e Prato. E’ interessante notare come, fra le maggiori produttrici di rifiuti, non sia presente nessuna delle grandi città, sebbene queste abbiano una produzione media di circa 600 kg/ab.
Malissimo, ma non è una novità, le stime sulla differenziata. Foggia è fra le ultime realtà in Italia (peggio, fra le 20 che non hanno raggiunto neppure la soglia del 20%), con un tasso che si arresta ad un modestissimo 10.8%. Un soffio. Tanto che, fra le 44 realtà di media grandezza (per le quali è facile pensare ad un sistema di raccolta più semplicemente gestibile), Foggia detiene la 41a piazza, prima solo di Reggio Calabria, Taranto e Siracusa. Vale la pena ricordare che è lontanissimo il raggiungimento degli obiettivi di legge. Per il 2010 era fissato al 55%, quasi cinque punti al di sopra della percentuale foggiana. Il traguardo è stato raggiunto solo da 14 città ed anche quello al 35%, previsto per ben 5 anni fa (2006), non è stato ancora raggiunto da 49 capoluoghi di provincia. Tra le migliori se ne distinguono 4 che hanno portato la RD a percentuali superiori al 70%: Pordenone (77%), Novara (72%), Verbania e Salerno (entrambe al 71%). Malissimo Enna (1%) e Taranto (4%). A conferma di una tendenza che si era già espressa negli ultimi anni, nelle città del Sud la RD si sta diffondendo come buona pratica: città come Avellino, Oristano, Nuoro e Salerno hanno percentuali superiori al 60%. Tuttavia tra le città che presentano i valori peggiori si trovano esclusivamente città del Sud.
Alcuni comuni hanno fortemente incentivato questa pratica durante il 2010 facendo segnalare aumenti superiori ai dieci punti percentuali: Benevento, Forlì, Nuoro, Salerno e Teramo.
TRASPORTO PUBBLICO, PASSEGGERI E OFFERTA – Ecco quel che scrive Legambiente: “Gli indicatori del trasporto pubblico sono tra quelli in cui è più evidente la differenza di prestazione a seconda della dimensione delle città, basti notare come la media cresca al crescere della popolazione: nelle piccole città ogni cittadino compie in media 44 viaggi all’anno, che diventano 77 in quelle medie e 244 nelle grandi”. Impossibile dar torto agli ambientalisti. Ai primi posti nelle grandi città si trovano Venezia e Roma (con 558 e 541 passeggeri/ab) seguite da Milano con 446, mentre Napoli e Torino rimangono staccate, entrambe con un numero di passeggeri per abitante annui al sotto di 200. Bari, Catania e Palermo invece non raggiungono i 100 passeggeri/ab. Tra le città medie spiccano 4 comuni con più di 160 passeggeri/ab (Trento, Brescia, Parma e Cagliari), mentre 7 comuni non raggiungono i 25 passeggeri/ab. Ultima è Latina, con 8 passeggeri per abitante annui. Siena eccelle tra le piccole città con 210 passeggeri/ab, un dato che le permetterebbe di entrare nella classifica delle “grandi”. Sono 4 invece le città che non raggiungono la soglia dei 10 passeggeri per abitante annui, tra cui Vibo Valentia che registra 1 passeggero/ab all’anno. Anche sui trasporti, il dato di Foggia è alquanto modesto, Lo faceva notare, non più tardi di qualche giorno fa, il presidente dell’Ataf, Domenico Mazzamurro. Parlando in occasione della conferenza stampa di presentazione del piano parcheggi, Mazzamurro, in sostanza, accusava i foggiani di adagiarsi sul sistema trasporti privato, snobbando non solo le bici ma lo stesso trasporto pubblico. E la fotografia di Legambiente suggella quelle tirate d’orecchie. Fra i piccoli centri, Foggia, che pure è titolata di un buon servizio (26a nella graduatoria delle medie realtà, in coabitazione con Pesaro, Lucca ed Alessandria, tanto per capirci qualcosa), occupa la 36a posizione. Peggio del capoluogo dauno solo Lecce, Grosseto, Siracusa, Brindisi, Latina, Salerno e Sassari.
MOBILITA’ SOSTENIBILE – Ovvero, la misura della capacità delle amministrazioni comunali di attivare un ventaglio di strumenti che favoriscano la mobilità sostenibile (presenza di autobus a chiamata, controlli dei varchi delle ZTL, mobility manager comunale, Piano spostamenti casa-lavoro, car-sharing). In un’indicizzazione da 0 a 100, Foggia raggiunge una votazione di 35.7. Come dire, insufficiente nello sviluppo del proprio compito, comunque 19a stando all’ambito delle medie città (dove svetta Parma, indice pari a 96, seguita da Reggio Emilia con 85, Brescia con 65 e Perugia con 64). In Italia, la sola città di Genova ha raggiunto il punteggio massimo avendo attivato tutte le misure previste dall’indice e tra le grandi città altri 4 comuni hanno ottenuto un punteggio superiore a 85 (Bologna, Milano, Palermo, Roma). Bari al contrario non ha avviato alcuna di queste iniziative e Trieste la precede di poco con un punteggio di 7. All’opposto sono invece 12 quelle con un punteggio inferiore a 30 e 7 le amministrazioni che non hanno impiegato nessuna delle misure previste dall’indice o non hanno fornito dati. In generale le città piccole trovano maggiori difficoltà ad attivare questo tipo di politiche: infatti sono solo 8 i comuni che hanno ottenuto un punteggio superiore a 50 (Savona, Aosta, Ascoli Piceno, Cremona, Lodi, Pavia, Messina e Vercelli). 15 città piccole invece non si sono ancora dotate delle misure considerate o non hanno fornito dati in merito.
“Si può anche osservare – registra Legambiente – come tali buone pratiche siano decisamente più diffuse nelle regioni settentrionali (e in Emilia Romagna e Toscana) rispetto al resto del Paese. Guardando ai diversi parametri considerati, il mobility manager è presente in 42 comuni, 16 hanno attivato il car-sharing, in 65 ci sono controlli ai varchi delle ZTL, 29 dispongono del servizio di bus a chiamata, 27 hanno approvato un Piano spostamenti casa-lavoro. Il car-sharing, come era presumibile aspettarci, è un servizio principalmente diffuso nelle grandi città: in particolare si possono segnalare Venezia con oltre 3.300 abbonati, seguita da Milano con 3.100, Torino 2.500 e Genova e Roma con 1.950. Tra le città medie invece va ricordata Parma con 450 abbonati”.
TASSO MOTORIZZAZIONE – La densità automobilistica costituisce uno degli elementi più critici per le città e distingue sfavorevolmente l’Italia nel panorama mondiale: rispetto ad alcune grandi capitali europee (Londra, Parigi e Berlino) che registrano valori molto bassi (32 auto/100 ab circa), il tasso medio di motorizzazione dei 107 comuni capoluogo italiani si mantiene molto più alto, con 63,7 auto ogni 100 abitanti. Oltre al caso particolare di Venezia (41,4 auto/100 ab), solo Genova registra un tasso inferiore a 50 auto per 100 abitanti, anche se ciò è dovuto al fatto che le città liguri sono maggiormente predisposte al trasporto su due ruote. 9 città (Aosta, Viterbo, Latina, Frosinone, Potenza, Catania, L’Aquila, Nuoro e Vibo Valentia) registrano un tasso di motorizzazione superiore a 70 auto/100 ab e ben 69 superano le 60 auto ogni 100 abitanti. In generale si può osservare come il tasso di motorizzazione sia più basso nelle grandi città (dove è tendenzialmente maggiore l’offerta di trasporto pubblico) rispetto alle città medie e piccole: i valori registrati sono rispettivamente di 57 auto/100 ab, 62 auto/100 ab e 68 auto/100 ab. Secondo ISTAT il dato atipico di Aosta (201 auto/100 ab) è influenzato dalla minore tassazione sull’iscrizione delle nuove autovetture, anche se ad Aosta si registrano comunque elevati consumi di carburante. Foggia, fra le medie realtà, fa registrare un buon virtuosismo. Malgrado oltre un foggiano su due si sposti in auto, il capoluogo dauno resta al di sotto della soglia dei 60 veicoli, con 56 auto ogni 100 abitanti. Meglio di Foggia, nel novero delle città di media concentrazione abitativa, fanno solo La Spezia (50), Bolzano (52) e Livorno (54)
Bene anche per quel che attiene i motocicli. Foggia fa registrare il valore più basso in Italia, con 5 veicoli ogni 100 abitanti. Il numero più alto si registra a Genova, con 22 moto ogni 100 abitanti, ma anche fra le medie e piccole città primeggiano i capoluoghi liguri, con Imperia a 25 e Savona a 23. Valori al di sopra dei 20 motocicli/100 ab, oltre alle città già citate, sono raggiunti solamente da Pesaro (22), Catania e Rimini (21), Siena (20). Molte sono invece le città che non raggiungono la soglia dei 10 motocicli/100 ab: 21 città piccole, 14 medie e 2 grandi città
ISOLE PEDONALI – Tasto dolente per quanto attiene le cose daune, Foggia è 32a fra i piccoli centri, non svetta a livello nazionale ed è ben al di sotto della media nazionale che Legambiente e Sole 24 Ore calcolano in 0.34 m2 per abitante. Il Comune delle tre fiammelle è infatti arenato ad un poco rassicurante 0.10 mq per abitante, alla stregua di Perugia (che, però, ha all’interno del territorio comunale diverse frazioni distanti dal centro per il cui raggiungimento sarebbe mortifera la creazione dell’isola pedonale). I comuni di Cremona, Venezia e Verbania superano la soglia di 1 m2 per abitante, a cui si aggiungono quest’anno Firenze e Lucca. In valore assoluto, oltre al caso eccezionale di Venezia il cui centro storico costituisce una grande isola pedonale da più di 1 milione di m2, sono naturalmente le grandi città a presentare maggiori superfici pedonalizzate: Firenze con 396.954 m2, Torino con 396.428 m2, Roma con 391.554 m2, Milano con 387.394 m2 e Napoli con 272.252 m2. Parlando invece della superficie pedonalizzata a disposizione del singolo abitante si nota come questa sia molto esigua, con una media italiana ferma a 0,34 m2/ab e solo 5 città al di sopra di 1 m2/ab: Venezia (4,87), Verbania (2,08), Lucca (1,23), Cremona e Firenze (entrambe a 1,07). Sono 4 i comuni che non hanno istituito alcuna isola pedonale: Brindisi, Caserta, Enna e Trapani.
Legambiente, Rapporto Ecosistema urbano. Foggia ‘castigata’ ancora
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