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In seguito la delibera dovrà essere sottoposta al Consiglio regionale

Tagli agli ospedali, Piano di riordino funesto? Oggi la Giunta

Il piano di riordino ospedaliero dovrà comunque ottenere l'approvazione finale del governo nazionale

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Bari. FISSATA in giornata, 29 febbraio 2016, l’approvazione in Giunta del Piano di riordino ospedaliero della Regione Puglia. In seguito la delibera dovrà essere sottoposta al Consiglio regionale. Si ricorda come il piano di riordino ospedaliero dovrà comunque ottenere l’approvazione finale del governo nazionale.

L’AUDIZIONE NELLA III COMMISSIONE SANITA’ DEL 20.02.2016. “Oggi noi presentiamo i principi generali del piano di riordino le novità legislative e i criteri che stiamo utilizzando per definire nel dettaglio il piano di riordino stesso. Vorremmo dunque ascoltare i suggerimenti che riguardano l’applicazione di queste norme e principi. Vi illustreremo tutti i punti di forza e debolezza e, soprattutto, le norme – che voi già conoscete – che sono state inserite last minute nella legge di stabilità, a integrazione ulteriore di quanto già previsto dal decreto ministeriale 70 (che già sarebbe stato sufficiente a crearci tantissimi problemi). Ci sono delle nuove norme imposte dal governo: gli ospedali che non riescono ad avere un’entrata superiore al costo di gestione della struttura e che hanno determinati parametri, rischiano di andare in piano di rientro. È evidente che noi dobbiamo – sulla base di queste nuove disposizioni – riorganizzare il lavoro e rendere gli ospedali più efficienti. Ci sono altre norme – sempre imposte dal governo – che dicono che noi non possiamo spendere per il personale più di quanto abbiamo fatto nel 2004. Significa che non possiamo assumere persone se non con una deroga, e comunque con il contagocce, e anche per questo dobbiamo accorpare il personale nei luoghi strategici per non tenerlo disperso in strutture improduttive o meno produttive”. Così il presidente Emiliano intervenendo lo scorso 20 febbraio 2016 in terza commissione Sanità del Consiglio regionale per l’audizione sul Piano di riordino ospedaliero, illustrato attraverso 56 slide, insieme con il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Giovanni Gorgoni.

Emiliano ha poi parlato di come tutto questo potrà “provocare sicuramente qualche riorganizzazione dolorosa e come sempre mi caricherò sulle spalle il peso di queste scelte con l’inevitabile carico di dolore e disappunto, come ho sempre fatto nella mia vita”. Infine una precisazione: “le norme sono così stringenti per il sistema – ha sottolineato Emiliano – che gli spazi per la politica sono ridotti praticamente a zero. Il piano di riordino ospedaliero obbedisce a regole che il Governo impartisce con grande severità. E sebbene queste regole portino a determinate conclusioni, non ci sarà nessun impatto sul servizio ai cittadini. Questo deve essere chiaro. La razionalizzazione mira a migliorare il servizio, non a peggiorarlo. Noi dobbiamo evitare sbilanciamenti tra entrate e uscite degli ospedali, tra quanto costano e quanto rendono, e concentrare le forze perché la razionalizzazione del sistema ospedaliero serva a migliorare la qualità del servizio”.

Relazione integrale direttore Gorgoni

Il Piano di Riordino della rete ospedaliera nasce dall’esigenza di adeguare tutti gli ospedali italiani a standard omogenei di assistenza, qualità, sicurezza, efficacia ed efficienza. Il Piano della Regione Puglia parte, essenzialmente, da due importanti punti di riferimento:
– decreto ministeriale 70 del 2015
– Legge di Stabilità del 2016.

Il decreto 70/2015 propone una classificazione delle strutture ospedaliere, prevede bacini di utenza minimi e massimi per disciplina, volumi ed esiti di ricovero, standard di qualità, standard organizzativi tecnologici e strutturali, definisce le reti ospedaliere e dell’emergenza-urgenza e qualifica i percorsi di continuità assistenziali ospedale-territorio. In particolare, il decreto prevede 3 tipi di ospedale a complessità crescente: di base con 72/80 posti letto, di primo livello con 220/240 posti letto e un DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) di I livello, e di secondo livello con più di 450 posti letto e un DEA di II livello. I bacini di utenza per disciplina, pur tenendo conto delle eccellenze consolidate, definiscono alcuni importanti parametri di riferimento: lo standard nazionale prevede 3,7 posti letto per mille abitanti mentre il dato pugliese è di 3,4, un massimo di 160 ricoveri annui ogni mille abitanti e in Puglia il dato è di 158, un tasso di occupazione dei posti letto del 90 per cento mentre la nostra regione non supera l’82 per cento, un numero di giorni di ricovero inferiore a 7 per i casi ordinari mentre la Puglia ha una media di 7,6 giorni di ricovero. I bacini di utenza, inoltre, prevedono un bacino massimo e un bacino minimo per le diverse discipline che devono essere rispettati, facendo riferimento sia alle strutture pubbliche che a quelle private: per esempio, per la cardiochirurgia è stato previsto un bacino massimo di un milione e 200mila abitanti e un bacino minimo di 600mila abitanti e quindi è possibile prevedere per la Puglia che ci siano un numero di reparti che va da un minimo di 3 a un massimo di 7.

I volumi e gli esiti di ricovero rispondono a una regola, provata scientificamente, molto semplice: chi fa di più, fa meglio. Il decreto quindi prevede standard precisi di volumi e di rischio/esito per 7 procedure (colecistectomia laparoscopica, intervento chirurgico per la frattura del femore, taglio cesareo, angioplastica coronarica percutanea, by pass aorto-coronarico, valvuloplastica o sostituzione valvola). In Puglia gli ospedali che raggiungo più obiettivi sono Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (9 obiettivi), il Policlinico di Bari e gli Ospedali Riuniti di Foggia (8 obiettivi), l’ospedale San Paolo di Bari, il Perrino di Brindisi, il Vito Fazzi di Lecce e il Miulli di Acquaviva (7 obiettivi). Dunque la lettura per parametri delle performance ospedaliere permette di mettere in evidenza criticità (alcune più significative, altre più lievi) e punti di forza.

La legge di Stabilità 2016 ha definito alcuni parametri da rispettare. Entro il 30 giugno la Regione deve individuare le aziende ospedaliere e gli istituti di ricovero e cura che presentano almeno una delle seguenti condizioni: uno scostamento tra costi e ricavi del 10 per cento o pari a 10 milioni di euro e il mancato rispetto dei parametri di volumi, qualità ed esiti delle cure. La struttura che presenti almeno una delle due condizioni va in piano di rientro triennale: il mancato rientro nei parametri comporta la decadenza del Direttore Generale. Nel 2017 la stessa norma sarà estesa ai presidi ospedalieri di Asl. In Puglia il costo totale dell’assistenza sanitaria – dato 2014 che non deve essere superato – ammonta a 3,6 miliardi di euro: 1,82 miliardi sono assorbiti dagli ospedali, 830 milioni vanno a aziende ospedaliere e Irccs, 700milioni ai privati accreditati e 220 milioni alla mobilità passiva. La rete pubblica è costituita da 8.412 posti letto per un costo totale di 2miliardi e 679milioni di euro mentre la rete privata è costituita da 4.893 posti letto e ha un costo totale di 699milioni di euro. Il costo medio del posto letto pubblico è di 318mila euro mentre il costo medio dell’assistenza ospedaliera privata ammonta a 143 milioni di euro: bisogna però considerare che in questo ultimo caso la media è fortemente influenzata dal basso costo delle Casa di Cura che non svolgono attività di emergenza-urgenza. Un buon parametro di riferimento possono essere gli enti ecclesiastici che hanno un costo per posto letto di 169 mila euro e svolgono eterogenea attività di emergenza-urgenza.

fonte: www.ilrestodelgargano.it

fonte: www.ilrestodelgargano.it

L’analisi dei dati mette in evidenza che gli ospedali pugliesi costano più di quanto producono, cioè in tutti i casi i costi superano in maniera significativa i ricavi: le percentuali di costo oscillano da 59 a 65 per cento mentre quelle dei ricavi si assestano tra il 35 e il 43 per cento. L’approfondimento analitico dei costi, svolto utilizzando il banchmark Nisan, ha messo in evidenza che il costo del personale nelle strutture pugliesi è superiore a quello di altre realtà italiane: il parametro ottimale di riferimento prevede un costo del personale del 51 mentre per la Puglia i costi sono del 52 per cento (Taranto), 55 per cento (Brindisi), 57 per cento (Foggia), 59 per cento (Lecce) e 61 per cento (Bat e Bari). Il costo del personale – vero parametro per la realizzazione di qualsivoglia rete ospedaliera – non può superare il limite massimo della spesa 2004 diminuita del 1,4 pe cento: sommando la spesa effettiva e quella residua (cioè quella relativa alle assunzioni soggette a deroghe) si ottiene un totale di 2.398 milioni di euro. Al momento, il 68 per cento dei costi del personale viene utilizzato per gli ospedali mentre al territorio resta il 32 per cento. In base alle prime simulazioni fatte sulla scorta di anticipazioni ministeriali sui criteri di calcolo di sforamento economico, da quest’anno con buona probabilità le due aziende ospedaliere e i due istituti di ricovero e cura della regione Puglia andranno in piano di rientro. I presidi di Asl hanno una situazione talmente critica che, nonostante la legge di Stabilità rimandi al 2017 l’eventuale piano di rientro, si rende necessario avviare già nel 2016 il percorso di risanamento per avere almeno un quadriennio di lavoro.

Per la definizione della rete ospedaliera, questa Regione ha avviato una interlocuzione attiva con le Direzioni Generali alle quali sono stati forniti criteri omogenei di valutazione. Il lavoro di definizione della rete parte dalle indicazioni normative già analizzate e da alcuni punti fermi: i centri nascita devono avere 1000 parti annui e la rianimazione, deve essere rispettata la classificazione ministeriale degli ospedali, tutti i reparti e i servizi devono avere un numero di operatori adeguato a rispondere agli standard assistenziali di legge, tenendo conto anche delle novità in termini di turnistica dei lavoratori e mantenendo invariato il costo del personale allo storico 2014.

L’esito dell’applicazione dei criteri descritti e dell’interlocuzione con le Direzioni Generali ha determinato un risultato di massima che prevede la sostenibilità per 31 ospedali – rispetto agli attuali 40 – tra ospedali di base (17), ospedali di primo livello (9), ospedali di secondo livello (5). In particolare per la provincia di Foggia si passa da 5 a 4 ospedali di cui 3 di base (compreso il PO San Camillo di Manfredonia,ndr) e 1 di secondo livello, per la provincia Bat si passa da 5 a 3 ospedali di cui 1 di base e 2 di primo livello, per la provincia di Bari si passa da 12 a 10 ospedali di cui 6 di base, 3 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Taranto si passa da 6 a 5 ospedali di cui 3 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Lecce restano invariati 6 ospedali di cui 3 di base, 2 di primo livello e 1 di secondo livello.

I passaggi successivi prevedono una condivisione con tutti gli interlocutori per la definizione dei dettagli: il 29 febbraio 2016 dovrà essere adottato il provvedimento definitivo.

FOCUS CONSIGLIO COMUNALE MANFREDONIA MONOTEMATICO SU PIANO RIORDINO SANITA’ PUGLIA

ALLEGATO
ORDINE DEL GIORNO: PIANO OSPEDALIERO DELLA REGIONE PUGLIA. DETERMINAZIONI.

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA



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  • Redazione

    CERIGNOLA: CASARELLA (FI), IL CONGRESSO DEL PD SULLO SFONDO DI QUESTO PIANO DI RIORDINO OSPEDALIERO

    CERIGNOLA – “I vertici provinciali del Partito Democratico non usino impropriamente il termine centrodestra, quando parlano di Cerignola. E diano piuttosto spiegazioni sullo scempio che il Pd sta perpetrando ai danni degli ospedali della provincia”. Il coordinatore cittadino di Forza Italia, Gianvito Casarella, replica così all’esternazione di sabato da parte di Raffaele Piemontese e Michele Bordo all’indirizzo di Elena Gentile. L’assessore regionale ed il parlamentare Pd accusavano l’eurodeputato cerignolano di aver fatto ricorso al centrodestra locale in occasione del ballottaggio, per sostenere il candidato poi perdente, Tommaso Sgarro.

    IL VERO CENTRODESTRA CERIGNOLANO | “È noto come la compagine a sostegno di Paolo Vitullo, la scorsa primavera, fosse il vero ed unico centrodestra, rinnovato e ripensato – precisa Casarella – . Non altri. Quelli che l’eurodeputato Gentile ha incontrato nella famosa serata dell’Oasi di Claire erano altri ex amministratori che nulla c’entravano con il centrodestra che ha operato la sua battaglia di rinnovamento, alternativo alla sinistra ed al civismo”.

    Ma, di fatto, con quell’esternazione del Pd che ha richiamato l’attenzione dell’ex consigliere provinciale forzista, il Partito Democratico pare aver condannato politicamente a morte la Gentile. “Delle beghe interne al partito di Bordo e Piemontese non ci interesserebbe neppure troppo – spiega Casarella – , ma siamo costretti ad occuparcene giacché è chiaro ed evidente come l’intero Piano di riordino ospedaliero sia una resa dei conti interna al Pd e punti a determinare nuovi assetti congressuali”.

    IL PIANO TRA DETTO E NON DETTO | Inizialmente il Piano di riordino era stato tenuto top secret dal governatore pugliese e presidente regionale del Pd, Michele Emiliano. Il 29 gennaio il direttore generale Asl Vito Piazzolla era venuto in Consiglio comunale a spiegare la ratio di un provvedimento che veniva definito ragionieristicamente necessario senza possibilità di discrezionalità politica. Poi le prime indiscrezioni, secondo cui, in barba ad ogni logicistica ed ogni logica, gli unici 2 ospedali di I Livello (Cerignola e San Severo) sarebbero stati declassati a strutture di base, Manfredonia avrebbe conservato il suo status di base, Lucera avrebbe chiuso. Quindi, valzer di rassicurazioni, per bocca dei sindaci, all’occorrenza negate e ritrattate da Emiliano. Ancora Consigli comunali in giro per la Capitanata ed una sensazione crescente dell’intimo legame tra il congresso Pd e la questione ospedali.

    TRA SAN SEVERO E CERIGNOLA, SPUNTA MANFREDONIA | Quando la politica si credeva dovesse sottacere solo a formule matematiche imposte dalle normative, ecco l’assessore regionale (foggiano) Leo Di Gioia affermare che ci sarebbe “posto per un solo ospedale di I Livello”. Ma non solo tra San Severo e Cerignola come si era creduto fino a quel momento: saltava fuori che in corsa anche la città del Golfo. Di Gioia infatti, con l’invito a mettere da parte i campanilismi, suggeriva: “I sindaci di Manfredonia, Cerignola e San Severo si mettano insieme e lavorino ad una proposta unitaria”. E ancora, la smentita di Emiliano, secondo cui “saranno tutti di base ma rafforzati”. E anche se ciò non significa nei fatti niente, si permette di chiamare “cretini” quei cittadini che si sono allarmati. Insomma, tutto ed il contrario.

    “Campanilismo da mettere da parte – si chiede Casarella – ? Eppure in Regione si è redatto questo Piano proprio sulla scorta del campanilismo tra province, tanto che la salentina Loredana Capone si è vantata dell’intoccabilità degli ospedali leccesi. Ora Di Gioia sta dicendo in altre parole ‘scannatevi’. E poi, fino a ieri la politica non avrebbe potuto niente contro la logica dei numeri, mentre oggi salta fuori che ci si può accordare? E ora ci si ricorda di chiedere il coinvolgimento del territorio? Oggi c’è Giunta e martedì Consiglio in Regione. E i regionali Pd eletti in Capitanata cosa dicono di questa guerra fratricida che si apre? La Capitanata è stata umiliata. È tutto grottesco e vergognoso. E c’è chi si dovrebbe sentire traditore della patria, dopo aver già tradito gli amici. Roba dantesca da lago Cocito”.

    SULLO SFONDO, IL CONGRESSO DEL PD | I soli Giandiego Gatta (Fi) e Giannicola Deleonardis (Ncd) hanno, tra i consiglieri regionali di Capitanata, espresso posizione difforme rispetto ad un Piano che sorprenderà tutti in negativo e non terrà conto dell’esigenza di sanità. “Se Manfredonia torna in auge all’improvviso – osserva Casarella – mi chiedo se dietro non ci siano logiche congressuali del Pd, proprio legando il tutto alla ormai prossima cacciata di Elena Gentile. Qui si parla di tessere Pd, si riscalda l’aria preparando l’ingresso di presunti civici fuoriusciti da destra ora in odore di Pd. La sanità è un pretesto”.

    IL RUOLO DEI SINDACI | Mentre la Capitanata scende in piazza, con cortei più o meno nutriti e guidati dai sindaci, il Piano va verso la sua approvazione e l’invio definitivo al Ministero della Sanità. “Non credo molto nelle manifestazioni di piazza da parte delle istituzioni – conclude Casarella – . I sindaci devono parlare attraverso atti concreti, non semplici ordini del giorno di difesa di cuore. I sindaci dei Monti Dauni, il biccarese Gianfilippo Mignogna in testa, hanno dato anche stavolta lezione: hanno studiato il decreto Balduzzi sulle aree interne per salvare l’ospedale di base di Lucera e hanno prodotto una reale alternativa anche finanziaria al Piano di Emiliano. E se non andrà bene già si pensa alla via referendaria, con la raccolta di firme necessarie. Gli altri sindaci, fino a ieri quasi tutti sedicenti amici di Emiliano, scendono in piazza, fanno foto, fanno video, come se fossero comuni cittadini o studenti liceali. Un po’ poco per cambiare le carte nelle stanze che contano”.

    Gianvito Casarella

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