L’ARTICOLO 32 del decreto anti-crisi prevede che le parafarmacie e i corner della grande distribuzione (dove operano, è bene ricordarlo, laureati in farmacia) possano vendere i farmaci di fascia C, vale a dire i medicinali a pagamento per i quali è obbligatoria la ricetta. Si tratta di un’operazione a costo zero che permetterebbe l’apertura di oltre 3mila nuovi esercizi, la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro e, così come riportato nel testo firmato da Giorgio Napolitano, la possibilità di effettuare degli sconti, cosa che attualmente avviene solo per i farmaci da banco. Tale legge non è stata gradita dalle una delle molteplici lobby che ancora persistono in nostro Paese, nonostante la disoccupazione giovanile abbia raggiunto il 30 % (record europeo). La Casta del farmaco, infatti, è arrivata a comprare intere pagine dei principali quotidiani italiani per cercare di difendere l’indifendibile, anche per mezzo della menzogna.
Le parafarmacie italiane (oltre 3mila esercizi), nel frattempo, hanno annunciato, tramite comunicato, di aver dato mandato ai propri legali di verificare la sussistenza degli estremi “per una denuncia nei confronti del presidente della FOFI Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani Andrea Mandelli e del presidente di Federfarma, per procurato allarme, falso ideologico e diffamazione per aver fatto credere che con la liberalizzazione dei farmacia con ricetta venissero meno le garanzie di sicurezza per la salute dei cittadini”. E’ quanto dichiarato dal presidente del Forum delle Parafarmacie, Giuseppe Scioscia, insieme dalle altre sigle di categoria. “Quello cui stiamo assistendo – affermano in una nota congiunta – è l’ esempio eclatante di cosa significa vivere in una società dominata dalle corporazioni, dove chi